Archivio della categoria “Città del mondo”

 

Piazza Gramsci: interessante il confronto tra la piazza del 1940 vista con gli occhi del fotografo Alfonso Efisio Thermes e quella di oggi completamente rinnovata

 

Sotto, la piazza prima del restauro

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Il Palazzo del Comando Militare in Via Torino nel 1929, con i soldati di guardia al portone d’ingresso

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foto da La mia Settimana Santa

Il Rotary Club Cagliari sud ha organizzato uno spettacolo di beneficenza con lo scopo di raccogliere fondi per il  restauro del preziosissimo Crocefisso del 1700 che si trova esposto nella chiesa di Sant’Efisio a Cagliari. Si tratta del Cristo “snodato” che duranti i riti della “Settimana Santa” viene portato in processione.

La chiesa di Sant’Efisio sorge su una grotta, che affonda per nove metri nella roccia calcarea, ritenuta tradizionalmente la

prigione dove Efisio fu rinchiuso prima di essere decapitato sulla spiaggia di Nora nel 303 d. C.. Nel 1726, su progetto dell’architetto piemontese Antonio Felice De Vincenti, venne iniziata la costruzione dell’Oratorio dell’Arciconfraternita. In seguito l’edificio fu modificato per adeguarlo al più moderno stilebarocchetto piemontese; nel 1780 la vecchia chiesa fu demolita e la sua ricostruzione si concluse nel 1782.
La facciata, delimitata da lesene ioniche, è spartita in tre ordini da cornici orizzontali. L’interno è a navata unica, voltata a botte, scandita da paraste e trabeazioni di gusto classico.
Sui lati si aprono tre cappelle per parte; l’ampio presbiterio è sopraelevato e coperto da una cupola ottagonale su tamburo.
L’arredo marmoreo conferisce all’interno un’impronta tipica moderna del gusto di fine Settecento.
L’altare maggiore, in preziosi marmi policromi, opera del marmoraro lombardo Giovanni Battista Franco, è datato 1786; mentre è del 1791 l’altare della cappella di Sant’Efisio, sulla destra. Qui è collocata la statua del santo, opera dello scultore Giuseppe Antonio Lonis, databile al 1755, che ogni anno si porta in processione in occasione della famosa sagra del 1° Maggio.
Nel 1798 fu eretto l’altare del Crocifisso nell’Oratorio dell’Arciconfraternita che, alla fine dell’Ottocento, fu annesso alla chiesa.
La chiesa conserva dipinti di Francesco Costa, Domenico Colombino e del cagliaritano Sebastiano Scaleta.
Fra le statue pregevole una scultura di ambito napoletano del XVII secolo raffigurante l’Ecce Homo.

 

Lo spettacolo di beneficenza è un Gran Varietà ricco di soprese con la regia e conduzione di Luca De Angelis.

 

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sotto una foto della via Pessina nei primi anni ’60

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Foto E. Thermes

 

 

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La Piazza Repubblica in una foto degli anni 60 e in una di oggi

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Da anni , l’area antistante la questura, dietro il Palazzo di giustizia, è un immondezzaio vero ricettacolo di blatte e topi. E’ transennato, e c’è anche un cartello di lavori in corso, ma di sistemazione neppure l’ombra

 

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Questa casetta affianco alla Grotta della vipera a chi apparteneva? Quando e come è stata distrutta? Perchè?

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Uno dei palazzi più antichi della via Alghero come si presenta oggi completamente ristrutturato. In quello stesso tratto di strada ora si stanno facendo lavori di restauro.

sotto per capire meglio il punto esatto

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1960-2016

Le prime notizie certe del quartiere risalgono al 1254, data di fondazione del convento dei Domenicani.
Villanova è il quartiere del centro storico che ha conservato maggiormente il carattere di “borgo” con le lunghe file di case a pochi piani e omogenee fra loro. E’ anche l’unica parte antica di Cagliari che conserva, nascosti dietro muri lungo le vie, cortili e piccoli giardini che rendono l’idea di come era un tempo.
La via Garibaldi, che può considerarsi il limite inferiore del quartiere, è ormai completamente commercializzata ed è una delle strade più vivaci della città oltre ad essere una delle poche pedonalizzate.
Delle antiche mura è rimasto solo il nome di un piccolo passaggio in comunicazione con la via S. Domenico, chiamato portico Romero.

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Il complesso monumentale di San Michele è composto dalla chiesa monumentale barocca e dall’ex residenza, un tempo noviziato gesuitico nella città di Cagliari; tra la via Azuni e la via Ospedale, ed è officiata dai padri gesuiti.

L’edificio sacro, per le sue linee architettoniche, per l’apparato decorativo e per le opere scultoree e pittoriche che custodisce, rappresenta la principale testimonianza di arte barocca in Sardegna. Annesso alla chiesa sorgeva l’ex Casa del noviziato dei gesuiti, dal 1848 Ospedale Militare, oggi [2016] Dipartimento Militare di Medicina Legale.

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1926 – 2016

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Ritornare al mio Poetto, anche solo per poche ore ogni estate, è una sensazione bellissima. Io sono nata e cresciuta qui, in questa spiaggia,  dove dai primi di giugno alla fine di settembre ci si vestiva solo col costume da bagno e la nostra “villetta estiva” si chiamava Casotto e distava dalla riva poco meno di 100 m. Solo noi cagliaritani comprendiamo il significato del “suono”  delle ondine, del profumo di salsedine, dei piedi a mollo sulla battigia dove le  mormorette , ancora oggi, ti solleticano la punta delle dita!

Nonostante siano passati diversi decenni da allora, le cose non sono cambiate molto.

Per me il Poetto d’estate è una sorta di palcoscenico a cielo aperto, sarà una deformazione professionale, ma vi giuro che se oggi avessi potuto farne un film avrei dato del filo da torcere  ai fratelli Vanzina.

Allora, come oggi, andare al Poetto di domenica è sempre un’impresa soprattutto per chi non si appoggia, per vari motivi (soprattutto economici) agli stabilimenti o alle cooperative.

Il primo ostacolo è il parcheggio. Alle 9,30 ci siamo ritenuti fortunati ad aver trovato un aborto di parcheggio sul ciglio dello stradone. Chi è arrivato mezz’ora dopo credo abbia deciso di rinunciare alla mattinata e probabilmente si è messo in attesa per  il secondo turno e cioè quando i  mattinieri decidono di rientrare.

La spiaggia,  già superaffollata, ci ha creato  difficoltà a trovare uno spazio dove  piazzare l’ombrellone. Una volta sistemati  e seduti nelle nostre poltroncine ci siamo sentiti come a teatro. Ogni cosa che ci girava intorno era parte di una grande commedia già vista.

Alla mia sinistra due persone mi osservavano con insistenza quasi imbarazzante, poi ho capito il motivo. Una di loro si è avvicinata chiedendomi gentilmente di  custodire le loro borse durante il bagno. Mi ha lusingato  sapere che ho una faccia che ispira fiducia. Erano persone mai viste prima che mi affidavano i loro oggetti personali, e di questi tempi…

La tecnologia ha preso il posto dei giornali. Un tempo, sotto l’ombrellone si sfogliava “l’Ugnone” che, aperto, faceva ombra ai piccolini che giocavano con paletta e secchiello. Oggi c’è l‘Ipad e gli smartphone che non fanno ombra ma in compenso sono un continuo spunto di crastulo. Tre ragazzini , con un tablet, hanno sbirciato a lungo su Facebook tutte le foto personali di alcune loro compagne di scuola con annessi commenti di ogni genere.

Davanti a me, un bel gruppetto di amici di mezza età, probabilmente arrivati in spiaggia dalle prime ore del mattino forse da qualche paesino, hanno giocato  a lungo al “Gioco dell’oca“. Ogni tanto davano uno sguardo alle loro borse frigo e commentavano. Non vedevano l’ora di aprirle e tirare fuori tutte le vettovaglie. Ma l’ora del pranzo era ancora lontana.

Poi ho deciso anche io di prendere  un po’ di sole avviandomi verso la battigia. Devo dire che da questa visuale è stato come se fosse iniziato il secondo atto della commedia.

Prima di tutto la passerella, perchè di questo trattasi. Ragazzi e ragazze a petto in fuori , con tatuaggi in ognidove, facevano vasche avanti indietro per mostrare i risultati del lavoro invernale in palestra.  In questo via vai  c’era l’ex playboy infiltrato che ha dimenticato gli anni a casa.  Per qualche minuto ha tentato di mostrare i pettorali mandando dentro gli addominali con un risultato alquanto patetico soprattutto nel tentativo di  ”abborsare” la 20enne di passaggio. La frase “ehi nonno dove hai lasciato il bastone!” ha fatto sorridere diverse persone intorno.

C’era il capannello di signore di mezza età che parlando di cucina, alternavano la descrizione particolareggiata di  ricette super caloriche a frasi del tipo “Ceeee, bisogna che prima o poi mi metta a dieta“. Di rimando i loro mariti, poco più in là, si confrontavano sulle squadre di calcio e i giocatori più quotati. Inevitabile la frase: “ma Giggiriva era tutta un’altra cosa!” Poi tentavano una finta allerta ad ogni passaggio di venditore africano con frasi del tipo “non sono razzista ma…”

Per un attimo i miei pensieri sono volati indietro nel tempo. Ho rivisto la mia infanzia lì, con i miei genitori e i loro amici che chiacchieravano  di cucina e calcio. In mano non avevano lo smartphone ma una lenza  e, in attesa che il “mummungione” abboccasse, ognuno chiacchierava con l’amico a fianco. Tutti in fila lungo la battigia mentre noi bambini cercavamo nella sabbia umida le telline e i vermetti per le loro esche.

Un gridolino mi risveglia da quei ricordi. E’ un bambino di pochi anni che con gioia ammira l’aquilone che suo padre era riuscito a far volare. Un aquilone di carta che, nonostante la tecnologia, ancora stupisce  e fa gridare di gioia un’innocente.

Video importato

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Nostra Signora del Carmine è una chiesa parrocchiale di Cagliari, ubicata in viale Trieste, nella parte bassa di Stampace, a poca distanza dalla piazza del Carmine. Il tempio è officiato dai padri carmelitani che dimorano nell’adiacente convento.

L’attuale chiesa del Carmine venne eretta negli anni 50 del XX secolo, sopra i resti del cinquecentesco complesso dei carmelitani, distrutto dai bombardamenti del 1943. L’antica chiesa era un pregevole esempio di architettura gotico – catalana e presentava al suo interno l’interessante cappella Ripoll, che costituiva una delle prime e poche costruzioni ispirate ai canoni rinascimentali a Cagliari. Alcuni frammenti lapidei della cappella vennero recuperati e sono oggi conservati nella nuova chiesa.

Quest’ultima venne edificata in stile neoromanico. La severa facciata a salienti è ornata nella parte inferiore, caratterizzata dal paramento a fasce bicrome, da un portale strombato sormontato dalla statua della Vergine e da un oculo, mentre nella parte superiore, più essenziale, si aprono dieci monofore. Affianca l’edificio l’alto campanile a canna quadra, sormontato da una piramide con la statua bronzea della Madonna, opera di Franco d’Aspro, sull’apice. L’interno è a tre navate, divise da pilastri e arcate a tutto sesto. Le coperture sono lignee.

Alcune pareti dell’edificio sono ornate dai mosaici dell’artista Aligi Sassu, realizzati nel 1966, in cui sono rappresentati soggetti legati alla Madonna del Carmine e all’ordine carmelitano. Nella parete dell’abside, semicircolare, sono raffigurati il profeta Elia tra due angeli, l’Inferno e il Purgatorio. Alla base della medesima parete sono i ritratti dei pontefici che sostennero l’ordine carmelitano, mentre nel catino dell’abside è rappresentata la Madonna nell’atto di donare lo scapolare a san Simone Stock. Sopra l’arco absidale è il mosaico della Gloria di Cristo, con angeli e santi carmelitani. Altri mosaici, raffiguranti l’Addolorata, papa Pio XII e papa Paolo VI, sono collocati nelle navate laterali.

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Porta Cristina, a Cagliari, è una porta di accesso al quartiere Castello che collega il viale Buoncammino, ove era situato lo storico carcere (ora chiuso), alla piazza Arsenale.

L’attuale Porta Cristina sostituì Porta del Soccorso, risalente al XVII secolo, e venne edificata nel 1825 in stile neoclassico, secondo un progetto del conte Carlo Pilo Boyl approvato da re Carlo Felice di Savoia. La porta venne chiamata Cristina in onore della regina Maria Cristina, sposa di Carlo Felice.

Porta Cristina, le cui linee si ispirano alla facciata interna della Porta Pia di Roma, presenta l’arco di accesso aperto tra due lesene che reggono una trabeazione delimitata da due cornici aggettanti, entro le quali è posta una lunetta semicircolare in cui si trova l’iscrizione dedicatoria.

1854 foto di Edouard Delessert

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