Archivio della categoria “Argomenti vari”

Il negozio che più di ogni altro ha fatto felici le mie bambine durante tutta la loro infanzia. Un altro pezzo del commercio cagliaritano costretto a chiudere i battenti

“Dopo 28 anni di attività, chiude la Città del Sole di Cagliari.
Siamo stati un punto di riferimento a Cagliari per tanti bambini, tante famiglie, tanti appassionati dei giochi di qualità. Tantissimi che venendo a trovarci hanno pensato che giocare fosse “una cosa seria”, un momento fondamentale nella crescita di un bambino e nella vita di un adulto. E che anche la scelta di un gioco si dovesse fare con l’aiuto di professionisti, di persone che hanno dedicato la vita all’approfondimento e allo studio di oggetti di grande valore educativo e formativo. Abbiamo fatto giocare due generazioni.
Ai tantissimi che acquistando alla Città del Sole in questi 28 anni hanno creduto in questi valori e nella competenza di chi li trasmetteva, dedico queste parole come un immenso ringraziamento. Il rapporto che lega un cliente ad un marchio è anche fatto di emozioni, di esperienze coinvolgenti legate a momenti importanti della vita. Quando finisce, è un dovere per chi l’ha vissuto salutare e dire grazie. E magari anche “scusateci”, se qualche volta non siamo stati all’altezza.
Non solo. Sento anche il dovere di raccontare perché e come siamo arrivati a questo epilogo triste. Senza segreti, senza nascondersi o vergognarsi. Un dovere verso chi per tanto tempo ha amato la Città del Sole ed è bello che sappia anche come un’avventura finisce. Un marchio ha anche il dovere di spiegare, ringraziare e salutare quando le cose non vanno più bene: è una parte importante nella moralità del commercio, come di tutte le cose.
Lo facciamo noi – Roberta Parisi, Sarah Paolucci e Simonetta Lai – dipendenti del negozio di Cagliari, perché sembra che la casa madre, il Gruppo Città del Sole nazionale, incredibilmente non senta questa esigenza e non voglia manifestare questo rispetto per i suoi clienti affezionati da tanti anni. Rispetto che a noi sembra irrinunciabile.
Attendevamo ieri la visita di un responsabile della catena per discutere dell’andamento del negozio, della crisi delle vendite perdurante, dei modi per affrontare il momento difficile. Tutte cose diventate purtroppo familiari a chi vive nel mondo del commercio, soprattutto in una città come Cagliari: non molto popolosa, non certo ricca, incastonata in un territorio che sembra in decadenza costante e inarrestabile.
Riceviamo invece la visita dell’intero board di comando dell’azienda, che dopo averci consegnato le lettere di rito ha semplicemente abbassato le serrande nel bel mezzo della giornata lavorativa, con clienti che avrebbero voluto entrare e poi cercavano di capire da dietro le serrande cosa mai fosse successo.
“Questa situazione è ormai divenuta non più sostenibile e ci vediamo pertanto costretti ad adottare la soluzione più drastica consistente nella chiusura del negozio. Nel ringraziarLa per la collaborazione da Lei prestata all’azienda in questi anni, Le rinnoviamo i migliori saluti.”
Fine. Pochi minuti per raccattare gli effetti personali lasciati in negozio (qualcosa dimenticata per la fretta e l’emozione), incredulità, lacrime, sconcerto.
Bastano queste poche righe di una lettera a rendere onore e giustizia ad un rapporto trentennale di collaborazione, di condivisione di valori, obiettivi e pratica quotidiana? Basta un semplice foglio volante affisso alla serranda con la scritta “chiuso per inventario straordinario” come spiegazione e saluto ai tanti clienti altrettanto trentennali della Città del Sole di Cagliari?
È in armonia questo colpo di mano della durata complessiva di pochi minuti con l’immagine che la Città del Sole ha sempre voluto dare di sé e della sua strategia aziendale? Equa e solidale nella scelta dei produttori, ecologica, eco-compatibile… e poi capace di chiudere un negozio storico senza mostrare la minima comprensione e interesse per il significato di questo gesto per la vita dei suoi dipendenti? Senza credere di dover provare tutte le strade prima di arrivare all’ultimo bivio? Senza sentirsi in dovere di preparare per tempo i propri dipendenti alla peggiore delle eventualità, perché anche loro possano avere il tempo di pensare a come riprogettarsi, a come affrontare un futuro incerto e minaccioso?
Ognuno dia la sua risposta. Ognuno che conosce la Città del Sole e la sua storia da quando è nata nel lontano 1972 per mano di Carlo Basso, dica la sua. Dica se questa procedura è coerente con la costruzione di una “brand reputation” moderna e consapevole – che non si costruisce con il mero rispetto delle procedure di legge.
Se invece che per un piccolo negozio del Centro di Cagliari, la stessa cosa, negli stessi identici modi, fosse successa per una fabbrica o una grande azienda con centinaia di dipendenti, tutto il Paese griderebbe allo scandalo ed esprimerebbe sdegno. Non si chiude un’azienda letteralmente in un’ora, senza che i dipendenti vengano informati con largo anticipo sulla possibilità che lo stato di crisi dell’azienda possa portare alla più drastica delle decisioni. Senza aver sperimentato prima altre soluzioni, anche insieme ai dipendenti consapevoli della situazione, consapevoli che certo la chiusura rientra fra le eventualità del commercio e della vita, ma che c’è un managament all’altezza che vuole provarle tutte prima di abbassare la serranda per sempre.
Questo è successo. Ancora adesso, il giorno dopo,tutto ha le sembianze di un film.
Ancora grazie a tutti voi. Sentiremo la vostra mancanza.
Roberta Parisi Sarah Paolucci Simonetta Lai

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Sabato, 14 novembre, alle h. 17,30, presso la Fondazione di ricerca “Giuseppe Siotto”, via Dei Genovesi 114, la prof.ssa Anna Palmieri Lallai, presenta la sua guida, illustrata a colori, del Cimitero Monumentale di Bonaria.

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fine 2 parte

 Racconto di Giuseppe Dodero

Da Pagina facebook NOI DEL CIRCOLO  SAN SATURNINO DI CASTELLO

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Il semaforo malato (di G.Dodero)

fine prima parte

Da Pagina facebook NOI DEL CIRCOLO  SAN SATURNINO DI CASTELLO

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Due foto che mettono a confronto la piazza Italia sita a Pirri (CA). La prima risale agli anni 60 e la seconda ai giorni nostri


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Si è conclusa il 20 giugno scorso la consultazione on line “Cultura senza ostacoli”, il progetto ideato e curato dalla Direzione Generale per la Valorizzazione del Patrimonio Culturale teso a finanziare, in un museo statale, la realizzazione di un percorso di accessibilità fisica e sensoriale.

In soli 14 giorni hanno visitato il sito istituzionale oltre 35.000 persone ed hanno votato il “loro” museo 18.679 utenti.

Il più votato è stato il Museo Archeologico Nazionale di Cagliari, grazie anche ad una intensa campagna di promozione avviata sul territorio, che ha visto anche la partecipazione del celebre jazzista Paolo Fresu.

Molti i voti anche per il Castello Miramare a Trieste, per la Galleria Nazionale delle Marche ad Urbino, per il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, per la Pinacoteca Nazionale di Bologna.

Siamo davvero soddisfatti del risultato di questa iniziativa che ben si colloca nell’ambito del processo democratico avviato dalla Direzione Generale con le precedenti consultazioni , volte all’ ascolto dei fruitori del patrimonio, in un rapporto condiviso e partecipato del servizio pubblico- ha dichiarato Anna Maria Buzzi, Direttore Generale per la Valorizzazione del Patrimonio Culturale.

Intendo ringraziare quanti hanno partecipato al progetto -ha proseguito il Direttore Buzzi- dagli Uffici territoriali del Ministero,  ai social network, agli Enti Locali, alle Associazioni culturali e sociali che hanno operato in sinergia tra loro, avviando una competizione virtuosa tra i luoghi interessati dall’iniziativa.

L’impegno della Direzione Generale non si esaurisce qui, ha continuato Anna Maria Buzzi. Per gli altri importanti siti coinvolti nel progetto, in linea con il Decreto Legge “Turismo e cultura” promosso dal Ministro Franceschini, si cercherà di attivare ulteriori forme di finanziamento attraverso il crowdfounding”.

fonte: http://www.valorizzazione.beniculturali.it/

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Due foto della Piazza Matteotti a confronto tra ieri , fine anni 50, e oggi.

 

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Invia i tuoi saluti o gli auguri sul web in maniera originale.

Clicca MI PIACE in questa pagina e scegli gratuitamente la cartolina che preferisci

https://www.facebook.com/bigliettivirtuali?hc_location=timeline

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La scomparsa del portiere Colombo del Cagliari anni 60 nello stesso giorno scompare anche l’ altro rossoblu Sergio Crovi .

di Mario Salis

Dopo una lunga malattia, all’età di 78 anni è morto a Vercelli Angelo Martino Colombo, mitico portiere del Cagliari dal 1960 al 1965, protagonista della trionfale cavalcata dalla serie “C” alla sospirata promozione in “A” insieme al mister Silvestri, sfumata nello spareggio col Pro Patria il 6 giugno 1954 al Flaminio di Roma – e prima ancora in campionato con un rigore sbagliato – dove perdemmo 2 a zero nonostante i diecimila sardi nel pubblico.

Cresciuto nelle giovanili del Pro Vercelli esordisce in prima squadra nel 1954 e vi rimane fino al 1959. Partirà a Messina per una sola stagione 1959-60 per arrivare lo stesso anno a Cagliari. Dal 1965-68 con la Juventus dove vince lo scudetto nel 1967. Dal 1968 al 73 a Verona. Chiuderà la sua lunga carriera nel 1975 militando per due stagioni con l’Omegna.

Si giocava allo stadio Amsicora con il campo ancora sterrato, poco prima della partita passava il camion del Comune con l’idrante per umidificare al punto giusto il terreno di gioco. Mentre un monomotore CESSNA sorvolava Cagliari arrivando a cerchi concentrici sullo stadio per mostrare lo striscione dei cronometri Bulova Accutron. Lancio perfetto come l’ora giusta di Accutron e due orologi con le lunghe coccarde atterravano in campo.

Fuori uno squadrone di carabinieri a cavallo grigi e sauri, cingeva lo stadio per scoraggiare i portoghesi a scavalcare il muro di recinzione, con l’invalicabile filo spinato spiovente, ma audaci scalatori compivano l’impresa sotto lo sguardo ammirato dei militi. I genitori si portavano i figli dietro, cercando di rimpicciolirli per non pagare l’ingresso, riuscendo a fatica a commuovere gli addetti alla biglietteria, non prima di averli obliterati con un “ma si è prontu a fai su sordau”. Per vedere le grandi squadre blasonate, si andava alle 11 per l’apertura dei cancelli e consumare il pranzo in curva Est od Ovest.

Riserve di Colombo furono Bertola e Bogazzi proveniente dalla Torres. Angelo Martino non si può dire fosse uno spilungone, accreditato di una statura di 1,68 innalzato nelle figurine fino a 1,73, fu uno dei portieri più bassi insieme a Quintini, ma dotato di uno slancio eccezionale nelle uscite determinate di pugno o nei plastici placcaggi. Ordinato ed elegantissimo nella sua tenuta di estremo difensore, con scarpe che splendevano con i lacci bianchi, facendoci sognare per Natale le scarpe con tacchetti di cuoio, ma anche i chiodi che con l’uso sui polverosi campi di periferia, rientravano dolorosamente all’interno.

Arrivò la serie “A” con il campo finalmente erboso, la promozione fu la festa di tutta la città, una millequattro inconfondibilmente diesel – quelle del noleggio del Largo Carlo Felice – pavesata con le bandierine come una nave, fece un giro d’onore sulla pista di atletica prima di salutare l’ultima partita in “B”.

Colombo fece il suo dovere anche in “A”, fu Carletto Mattrel a sostituirlo, arrivando direttamente dalla Juve reduce dalla nazionale nei mondiali del Cile, quando i ragazzini lo aspettavano in via Cadello dove abitava, per gli autografi. Vestì così la maglia della grande signora facendo da riserva a Roberto Anzolin, vincendo lo scudetto nella stagione 1966-67.

Nel 1968 dodicesimo al Verona Hellas che già aveva i capelli tutti bianchi, “penna bianca” si accomoda in panchina aspettando pazientemente il suo turno, guardando giocare De Min e Pier Luigi Pizzaballa, una vita nell’Atalanta e poi nella Roma, famoso oltre che in campo per essere la figurina introvabile della Panini Modena che non ti faceva completare l’album.

Nel campionato del 1970-71 all’ottava giornata, Pizzaballa incappa in un brutto infortunio alla spalla, è di nuovo la sua grande occasione per volare tra i pali come un ragazzino, anche se ha giocato solo dieci partite in due anni. A Torino contro la Juve, disputa una partita strepitosa, para tutto o quasi prima di essere battuto con onore, da uno spunto vincente poco dentro l’area del biondo Haller.

Quando ritorna a Cagliari con i giallo blu, para un rigore a Gigi Riva, il suo rombo di tuono non andò a segno, forse perché mentre sistemava la palla nel dischetto, il vecchio compagno di squadra lo schernì innervosendolo “tanto te lo paro” e cosi fu.

Alla soglia dei quarant’anni è uno dei portieri più esperti ed anziani del campionato, insieme al lungo Fabio Cudicini del Milan col suo 1,91. Al Verona gli consente di salvarsi in “A” per due volte consecutive. Si ritira umilmente nel 1975 dopo due campionati con l’Omegna.

Quando l’alto parlante annunciava le formazioni, eravamo pronti a tambureggiare con i piedi i tavoloni delle curve, i giocatori non uscivano ancora dal sotto passaggio ma da una palazzina sul fronte de La Palma in quell’ordine perfetto: Colombo, Martiradonna, Tiddia, Spinosi, Mazzucchi, Longo, Torriglia, Rizzo, Cappellaro, Greatti, Riva. Correva l’anno 1964 saremo stati promossi in “A” insieme a tutta la Sardegna e così poi verso la discesa fino al 1970, anno dello scudetto.

Mentre scriviamo, apprendiamo della scomparsa a 77 anni di Sergio Crovi, vesti la maglia rossoblu del Cagliari nella stagioni 1958 al 1960 in serie “B” nel 1960-61 in “C” classificandosi al secondo posto, per un totale di 38 partite segnando 8 reti. Giocatore del Quartu e della Tharros di cui divenne allenatore, stabilendosi nel capoluogo oristanese aprì un’attività commerciale di articoli sportivi. Fu stimato allenatore oltre che della Tharros anche del San Marco Cabras, del Macomer e della Torres

In una rara intervista radiofonica di Radio Sardegna gli fu chiesto che canzone preferisse, rispose “il cielo in una stanza” di Gino Paoli. Angelo Martino adesso che lo vedi non più racchiuso in una stanza, quando chiamerai il pallone ai due terzini in area di nome Mario, per spiccare il tuo volo verso una presa sicura, salutaci l’infaticabile e generoso Martiradonna insieme al silenzioso e roccioso Tiddia schierati strenuamente a difendere quella porta di cui eri estremo difensore.

http://cagliari.globalist.it/

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Tempo fa ho cominciato a raccontare in questo blog la storia dei miei avi: I Capra. Tra storia e leggenda con l’aiuto dei tanti parenti sono riuscita a scoprire tante cose che riguardano le mie  radici. Ho aperto una pagina facebook che ad oggi ha raccolto 51 discendenti  . Oggi sul quotidiano sardo è uscito l’articolo che pubblico di seguito e riguarda uno dei fratelli del mio bisnonno, Amsicora, che fondò il birrificio Ichnusa. Potrò quindi rivivere attraverso un museo itinerante altre interessanti avventure dei miei avi.

La storia del birraio Capra rivivrà in un museo mobile

 Imprenditore organizza un’esposizione itinerante su un bus

 Il consigliere comunale Enrico Lobina propose al sindaco Massimo Zedda di dedicargli una via o una piazza, un concessionario di birra rilancia: un museo. «Mobile», precisa Alessandro Zecchino, 36 anni, residente a Monastir, sposato, un figlio.

«Tutta la storia della famiglia Capra, e della Cagliari che lui conobbe e in parte contribuì a far crescere con la sua attività imprendi

LA SCELTA Perché Amsicora Capra? «Mi ha sempre affascinato la sua figura e quel che ha fatto con le aziende che ha creato: con il birrificio Ichnusa in via Bacaredda, la società tramviaria e quella di battelli ha mostrato di essere un grande industriale». Ci sono stati anche altri ottimi imprenditori: «Ma la storia di Capra è particolare». Lo è stata, giura Zecchino, fin dalle origini: «Ho fatto delle ricerche e scoperto che nel 1700 i Capra giunsero in Sardegna per caso. Erano proprietari di un bastimento e un naufragio li costrinse a sbarcare a Quartu. Amsicora giurò che avrebbe vissuto dove la nave avesse toccato terra e così fece».

IL PROGETTO L’idea del museo dopo un sogno. «L’agosto scorso ho cominciato a dare forma al progetto. Sto per definire l’acquisto di un pullman lungo quanto i bus-passeggeri che circolano in città». Sarà l’edificio del museo: «All’interno esporrò i reperti che ho trovato in giro per il mondo». Pezzi che raccontano i prodotti, la vita e le iniziative di Amsicora ma anche di Cagliari base delle iniziative industriali della famiglia Capra.
I GIOIELLI «Ho trovato materiale in Australia, Israele, Polonia. Foto storiche di Cagliari, copie storiche dell’Unione Sarda, bottiglie di birra prodotte decine d’anni fa». L’oggetto più vecchio: «Una cassa di birra del 1912, con la paglia per coibentare le bottiglie da 50 centilitri. Un altro oggetto antico e prezioso: una carriola in legno del 1920 con tanto di targhetta che ne attesta l’omologazione al trasporto della birra». Dopo il progetto e i contatti la ricerca di soci: «Mi sto autofinanziando ma cerco collaboratori. Chiunque potrà dare un contributo: da una firma a un oggetto che racconti la storia industriale dei Capra. Sono certo che la mia iniziativa creerà un po’ di occupazione: penso alla presenza del museo nelle sagre». Nascerà anche un fumetto: «Amsicora sarà il guerriero protagonista delle storie». Pietro Picciau

Fonte: L’Unione Sarda

Qui tutti gli articoli di questo blog riguardanti I CAPRA

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Le prime due foto sono di Giugno 2012

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Amsicora Capra, il padre dell’Ichnusa, dovrebbe essere ricordato dalla capitale della Sardegna. A tal proposito, il consigliere Enrico Lobina ha inviato una lettera al Sindaco. Ve la propongo.

Alla c.a. del Sindaco di Cagliari

 Massimo Zedda

 dell’Assessore agli Affari Generali

 Anna Paola Loi

 SEDE

Oggetto: Un omaggio di Cagliari ad Amsicora Capra

Gentile Sindaco e Gentile Assessore,

vi contatto per chiedervi di valorizzare la figura di Amsicora Capra, dedicandogli in modo permanente un punto o una targa sita in un luogo della nostra città.

Si tratta di un riconoscimento doveroso. Amsicora Capra è stato un ottimo esponente dei ceti produttivi cagliaritani e, per diverse ragioni, uno dei più brillanti imprenditori sardi del XX secolo. La sua Vinalcol nacque come piccola e rinomata cantina fondata dal padre. Sotto la gestione di Amsicora, in pochi anni, arrivò ad essere una grossa azienda composta da grandi distillerie e numerose cantine. La Vinalcol di quegli anni creò occupazione, riuscendo quasi da sola a risollevare l’intero comparto viticolo sardo durante la crisi del secondo decennio del ’900 e arrivando ad esportare e diffondere la qualità dei prodotti vinacei sardi in giro per il mondo, dall’est Europa al nord Africa.

Nel 1912, sempre a Cagliari, fondò il primo stabilimento dell’Ichnusa. Si decise, nel 1963, di costruire una nuova unità produttiva ad Assemini, zona ricca di falde acquifere: lo stabilimento divenne operativo a partire dal 1967, ed è il primo in assoluto, in Italia, ad installare serbatoi di fermentazione cilindro-conici verticali.

L’azienda, sebbene a capitale olandese dal 1986, continua a creare occupazione diretta e di indotto in tutta l’isola e altrove. Oggi lo stabilimento di Assemini, tra Ichnusa e altri marchi del gruppo proprietario, è in grado di produrre 650.000 ettolitri di birra all’anno occupando circa 90 persone.

Già per questi motivi, si giustificherebbe ampiamente che a Capra si dedicasse uno spazio nel capoluogo sardo. Ma Capra è stato un grande imprenditore ed esportatore anche grazie al sapiente utilizzo dei mezzi di trasporto via terra e via mare, arrivando ad avere una flotta di battelli a vapore di proprietà e ad acquistare numerose linee di trasporto tramviario. Insomma, Amsicora Capra è stato un vero capitano d’industria con capacità visionarie e una dinamica capacità di sfruttare il progresso tecnologico e applicarlo al proprio modello industriale.

Capra è un esempio di ceto produttivo vincente e anti-parassitario, di quella specie che oggi in Sardegna manca quasi totalmente e al quale la mia cultura politica, sempre protesa alla tutela del mondo del lavoro piuttosto che del capitale, riconosce una valenza sociale importante.

Proprio per questa sua grandissima capacità di far crescere sviluppo industriale, profitti e benessere nel proprio territorio, chiedo che vi sia una targa a lui dedicata o l’intitolazione di un luogo.

Come esponente politico dell’attuale amministrazione cagliaritana, se fosse condivisa, appoggerei questa scelta e mi adopererei, per quanto mi compete, affinché si facciano i passaggi per realizzarla.

Resto a disposizione.

Distinti saluti,

Enrico Lobina

Le foto di Amsicora Capra soono state gentilmente messe a disposizione da Claudia De Matteis

 

 

 

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I voli pieni di Cagliaritani si riconoscono subito, specialmente nei viaggi di ritorno: l’imbarco é una piccola festa, tutti a condividere l’attesa in piedi, mangiando le provviste fatte a casa per il lungo viaggio, chenonsisamai, e ad abbracciarsi come al ritorno dalla guerra, dopo un solo fine settimana; e tutti a dirsi che dove sono stati era bellissimo ma poi alla fine Cagliari è meglio perché “alla Vigilia ero al Poetto in magliettina“. In cabina ogni uomo, specialmente se anzianotto, ti vuole a tutti o costi tirar su il bagaglio a mano anche se l’hai già fatto da sola. Il vicino di sedile ti chiede dove sei stato e perché, ma soprattutto se sei di Cagliari centro, perché lui di sicuro non lo è e deve fare un viaggio lunghissimo dall’aeroporto a casa…e te lo racconta tutto, chilometro per chilometro, passando poi a vita, morte e miracoli del parente di turno che lo viene a prendere.
Da quando inizia la fase di atterraggio il cagliaritano è attaccato al finestrino, pronto a riconoscere città, paesini e appezzamenti di terra: la vista di Cagliari diventa una competizione d’orgoglio sardo, tutti a far gara per vedere per primi il Municipio e il Sant’Elia e c’è sempre uno che “è colpa di Massimino”. E sono tutti aviatori nati perché “se c’era maestrale facevamo manovra al contrario“.

L’atterraggio poi, che lo racconto a fare? Applausi fragorosi al pilota, per la serie “ce l’abbiamo fatta“, tottu paris, tutti contenti e ubriachi di profumo di macchia; il vicino di posto appena conosciuto ti da due baci e ti dice “alla prossima”, non prima di averti ripreso il bagaglio.
Ma la cosa più bella è, dopo il decollo, sentire quello di dietro dire alla moglie, di fianco: “ooooh tessora, la ghé non mi devo ritrovare il tuo gomito nell’ascella!”   Ilaria Vanacore

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Ho realizzato questo video-documento con l’attore cagliaritano Giampaolo Loddo. Lui è sempre stato un grande appassionato del calcio ed in particolare della squadra del Cagliari. Fra i tanti ricordi, in questo video , parla dell’epoca d’oro dello scudetto con Gigi Riva ma anche ahimè la triste disavventura che ha portato la squadra in serie B.

Video importato

YouTube Video

 

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Quaranta anni fa a Milano, Franca Rame è stata caricata su un furgoncino e violentata da una squadra neofascista. Ha subito violente torture: le hanno spento addosso delle sigarette, l’hanno sfregiata con una lametta e le sono entrati dentro in quattro.

Questo testo racconta con una verità disarmante questa violenza, minuto per minuto. Franca Rame per molti anni ha dichiarato che si trattava di una lettera di una donna pubblicata su una rivista, a testimonianza di quanto una simile violenza possa lacerare le corde più profonde di una animo femminile costretto a subire certe atrocità.

Nel finale Franca Rame, dopo aver camminato da un parco cittadino alla via Fatebenefratelli, guarda il palazzo della questura ed immagina il trattamento che le sarebbe stato riservato dai poliziotti (allora tutti maschi): le loro imbarazzanti domande (ha provato l’orgasmo? come era vestita?) e i loro mezzi sorrisi. Franca Rame era una prima di tutto una donna, una gran bella donna, un’attrice…ma soprattutto un’attivista di sinistra che conosceva bene gli ambienti della questura in quegli anni, quando ancora esisteva il matrimonio riparatore; sapeva bene come la violenza sessuale fosse inquadrata nella giurisprudenza di allora.

Ecco perché guardando quel palazzo, lo stesso da cui precipitò l’anarchico Pinelli all’indomani della strage di piazza Fontana, ci pensa e ci ripensa, e poi decide di tornare a casa e denunciare i suoi aggressori il giorno a seguire. “Torno a casa, si … torno a casa. Li denuncerò domani”.
Questa sera alle 18 al Lazzaretto Di Cagliari

Elena Pau interpreta Franca Rame
A seguire, la tavola rotonda “Quali azioni contro la violenza”.
Con Gabriella Acca, primo dirigente Polizia di Stato, Anna Rita Ecca, Consigliere OMCeO Cagliari, Rosanna Mura, Presidente Comitato Pari Opportunità Ordine Avvocati di Cagliari, Luca Pisano, Direttore Master in criminologia IFOR.

Modera il giornalista Giacomo Mameli.

 

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La protezione civile sta evacuando la Cittadella universitaria, tutte le lezioni sono sospese, NON venite a Sestu-Monserrato, NON intasate l’uscita di studenti e lavoratori.
Al Policlinico stanno annullando visite ed esami NON urgenti, ripeto NON urgenti, i dirigenti stanno facendo evacuare anche medici e impiegati, NON venite se non c’è urgenza.
NON c’è pericolo per la struttura nè per i Ricoverati, è solo per NON INTASARE L’USCITA.

Ci Sono Medici di guardia, infermieri e ausiliari a disposizione.

COMUNICATO ABBANOA

 Il maltempo ha danneggiato la linea elettrica che alimenta il potabilizzatore di Simbirizzi. L’impianto serve i Comuni di Cagliari, Quartu, Selargius, Quartucciu, Maracalagonis, Settimo San Pietro, Villasimius e Burcei. In attesa che l’Enel riattivi l’alimentazione elettrica la produzione è sottodimensionata rispetto alle esigenze dei centri interessati. Per questo motivo, se i lavori di ripristino dovessero protrarsi, non si escludono disservizi nell’approvvigionamento dell’utenza all’esaurirsi delle scorte nei serbatoi

Per il Nord Sardegna

URGENTE: servono gommoni e mezzi pesanti a Berchidda 3346837575 – servono aiuti in via Iglesiente a Olbia, é urgente – zona di Olbia il 115 è in tilt. Numeri alternativi: 0789/69502, 0789/52020 e 366/6617681. – sala medica allestita nel municipio di Olbia in quanto l’ospedale è difficile da raggiungere – statale 131 altezza Bauladu strada è allagata e l’acqua supera il metro di altezza – ponte crollato statale 129 tra Nuoro e Orosei – SS 131 NUORO-OLBIA CHIUSA DAL KM 66 (BIVIO ORUNE-LULA\DORGALI) – confermata evacuazione Terralba – a Torpè ci sono persone arrampicate sugli alberi – la diga di Torpè a rischio collasso: evacuato il paese – emergenze comune Uras 348/7074692, 347/1240911 – la Farmacia Lupacciolu, in via Genova ad Olbia è aperta per le emergenze.
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Ho ritrovato una vecchia foto di mio Nonno che passeggia in via Roma nel 1940. Spero di aver ritratto la via Roma di oggi più o meno nello stesso punto.

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Vedere la città di Cagliari con un’altra luce è davvero emozionante. Se non siete nottambuli non potete capire cosa significhi ammirare alcuni scorci della città di Cagliari alle 4 del mattino.  Il fotografo Gigi Demontis ha regalato a questo blog una serie di immagini davvero splendide realizzate tra le 4 e le prime luci dell’alba cagliaritana.

Potrete ammirare queste ed altre bellissime immagini direttamente nella pagina Facebook del fotografo Gigi Demontis Fotoemozioni

 

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Due foto della via Crispi, traversa del Largo Carlo Felice

Sotto nello stesso punto la via Crispi e il retro del Palazzo Comunale, nei giorni del bombardamento a Cagliari nel 1943

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