Archivio della categoria “prodotti commerciali”

In occasione della tappa ciclistica cagliaritana del Giro d’Italia, i cronisti sportivi di RAI DUE nel ricordare i 100 anni del giro, porgono in diretta gli auguri al campione di equitazione cagliaritano  Paolo Racugno che oggi compie cento anni.

In questo ultimo mio video di una lunga intervista, Paolo Racugno completa il suo racconto sull’ascesa della dinastia Capra con la Vinalcool di cui lui stesso è stato amministratore.

Nell’ultima parte dell’intervista il suo viso si illumina quando parla dei suoi due nipoti Francesco e Paolo : il primo, campione di equitazione e di lotta greco romana, e il secondo oggi medico cardiologo.

Potrete visualizzare tutti i video anche su Memoro – La banca della memoria

 

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Cagliari e il suo circondario non hanno nulla da invidiare alle altre località di villeggiatura della Sardegna, intendo quelle più rinomate sia del nord che del sud. Chi viene a Cagliari può fare una bellissima vacanza ugualmente, con la differenza che spenderà sicuramente molto meno. La nostra spiaggia è bellissima e attrezzata. Oggi ho voluto fare la turista anche per capire meglio cosa consigliare ai tanti lettori che mi seguono e mi scrivono in privato, domandandomi suggerimenti.

Oggi, giorno di Ferragosto  io e mio marito ci siamo recati in una delle tante cooperative che affittano ombrelloni e lettini. Il costo per tutta la giornata, per due persone, è stato di 19 euro contro i 30 degli stabilimenti rinomati.  Spiaggia pulitissima e anche l’acqua del mare era particolarmente limpida forse  grazie al leggero maestrale. Un bel bagno di sole e poi nella fresca acqua del Golfo di lì a breve è arrivata l’ora del pranzo.

A questo punto dovevamo decidere dove mangiare. Abbiamo pensato che potevamo provare uno dei baretti. Ai lati della nostra zona ce n’erano due: il primo non aveva il pago-bancomat , abbiamo quindi  optato per il secondo: il Twist bar

I baretti, che un tempo facevano quasi esclusivamente servizio bar,(con panini, gelati e qualche volta frutta), ora sono attrezzati di tutto esattamente come  un ristorante.  Una cameriera gentilissima ci ha proposto il menù di Ferragosto a 25 euro , abbondantissimo divisibile anche per due, tutto a base di pesce. Ottimo e soprattutto freschissimo. Chi investe bene in queste giornate è sicuro che il cliente occasionale tornerà. Infatti non esiterò a tornarci e soprattutto, lo consiglierò ai miei lettori.

Dopo il pranzo, che si è concluso con gelato e anguria in quantità abbondante, c’è stato un veloce acquazzone estivo, siamo tornati quindi ai nostri lettini sotto l’ombrellone, per una siesta, accompagnata da una leggera brezza. Il tempo di qualche foto e videoripresa (che posto di seguito) e la nostra giornata si è conclusa in maniera soddisfacente.

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Storie di un quartiere di Cagliari.

Il documentario è strutturato in due capitoli: “gli artigiani del quartiere” e “i disservizi della pubblica amministrazione“, trattati attraverso interviste agli abitanti di Villanova.

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data uscita: 1988
paese: Italia
genere: Documentario
produzione: Artevideo s.c.r.l.
formato: U-MATIC
durata: 30′ 40”
colore: COLORI
sonoro: SONORO
Credits:
Espa Marco (regia – montaggio);
Collaboratori:
Paolo Piana
Fabrizio Matta
Gianluca Floris
Marco Benoni
Cilla Morittu
Ada Anchisi

Edizioni:
VHS, Società Umanitaria, 1988
U-MATIC, Società Umanitaria, 1988

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Mercoledì 18 Marzo,alle 9 e mezzo sarà a Monastir, in piazza Padre Pio,  e alle 10 ci sarà una sorta di conferenza stampa con i giornalisti. Stiamo parlando del Bus museo itinerante che l’imprenditore Alessandro Zecchino comincerà ad allestire con tutti i cimeli che riguardano la Birra Ichnusa e il suo fondatore Amsicora Capra. Il pullman è un vecchio bus dell‘ACT che sarà allestito a dovere, oltre che essere messo in uso per poter riprendere la sua marcia molto particolare in giro per la Sardegna .

Quali saranno le prime cose da sistemare?

 

I primi  lavori riguarderanno la  corrente e i condizionatori e la parte col polistirolo. Si passerà poi alla decorazione a murales a cura del sig.Angelo Pilloni.

Quanto pensi di completarlo e inaugurarlo?

Dipende soprattutto dai tempi  burocratici.  Purtroppo ho trovato molta ostilità. Se tutto va bene spero  entro la fine dell estate anche perché a settembre vorrei iscriverlo a Tu si que vales, un talent show di Mediaset.

 Per questo progetto hai avuto il sostegno di qualche sponsor ?

No, nessuno sponsor, purtroppo,  le aziende si muovono solo quando è già tutto fatto. Io sono una persona determinata e metterò tutte le mie forze e la grande passione per farlo partire prima possibile. Purtroppo ci sono state persone che mi hanno preso in giro per questa mia idea bloccandomi per più di 150 giorni. Ho subito pure un aggressione verbale con insulti e minacce (articolo su Casteddu Online).

Ma questo perchè? 

Non so. Ho dovuto minacciare io di avvisare  Striscia la notizia, solo così  han deciso di far portare il mezzo al collaudo dopo 142 giorni, e alla fine non l’ hanno voluto neppure collaudare…. così dopo aver letto il secondo articolo sull Unione Sarda, mi hanno chiesto di riportarlo modificando gli spigoli di un tavolo ma nemmeno così gli andava. . tutto molto vago.

Insomma hanno tentato in tutti i modi di bloccarti.

Si, ma a quel punto ho detto che sarei ricorso alle vie legali ,sbattendo la porta in faccia nel vero senso della parola.

Comunque a sostenerti sono in tanti e fra questi anche il pronipote diretto del fondatore dell’Icnusa. C’è pure chi si è offerto di realizzare gratuitamente un busto di Amsicora Capra.

Si, lo scultore Lucio Schirru  e Angelo Pilloni , pittore, che decorerà il bus

Hai già raccolto circa 3000 articoli e cimeli arrivati da tutte le parti dell’isola, e continuerai a farlo.

Ti faccio il mio in bocca al lupo affinchè il progetto si realizzi al più presto.

BARUMINI: 29 AGOSTO1962
film ”Volo Sul Passato” regista Silvio Peluffo
LA caccia ai cimeli Ichnusa ci ha portato a Roma, Fabrizio Di Carlo ci ha donato 100 provini ”Ichnusa Film” di 100 ragazzi Sardi di un film girato a Barumini nel ’62. Questi provini viaggeranno a Bordo del Museo Aim Amsicora Ichnusa Museum…

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A tutta birra: nasce il sogno-museo dedicato all’Ichnusa

Alessandro Zecchino, il tuo progetto è molto originale, come è nato?
L’idea è nata a seguito di un sogno. Nei giorni seguenti pensavo di giocare dei numeri che riguardassero il sogno. Dopo una settimana circa, mentre percorrevo una strada del mio paese, m’incantai dinnanzi ad un’abitazione disabitata, effettuai delle ricerche e scoprii che quella casa era una vaccheria, rintracciato chi mi potesse far entrare trovai una cassa antica di birra Ichnusa.

L’intuito ed il sogno è diventato prima passione poi hobby?
Ho fatto delle ricerche, organizzato una caccia ai cimeli, grazie a tutte le persone che mi hanno fatto trovare materiale, da tutto il mondo, in luoghi impossibili. Dopo ho catalogato gli oggetti trovati e scritto la storia di come sono giunti in mio possesso.

Hai pensato ad una sede fissa, avresti avuto meno problemi?
L’idea di utilizzare un pullman di linea come sede del museo, è nata per onorare la persona che mi ha aperto il portone dove trovai il primo oggetto ed iniziai le ricerche nei mercatini dell’usato e tramite i siti sul web. Sarà esposto materiale dal millenovecentonove.
Intorno alla tua ricerca ruota il nome di un personaggio, sino ad oggi noto a pochi?
Non sapevo e potevo immaginare chi realmente fosse il papà dell’Ichnusa era: Amsicora Capra (nacque nel 1870 e morì nel 1930), il nome gli fu dato il nome del guerriero sardo del 215 a.c..
Che storia, un altro uomo fatto da se.
La storia dei Capra a qualcosa di Fiabesco, il primo dei Capra giunse in Sardegna nel 1750 a seguito di un naufragio precisamente nella spiaggia di Quartu S.E. Giurò che non sarebbe più ripartito, si sposò ed ebbe dei figli, fondò una società con sei piroscafi dedita all’import ed export alla fine del 800.

Leggi qui tutta l’intervista http://www.castedduonline.it 

 

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Torno sempre volentieri al Ristorante Basilio che ho  conosciuto più di  30 anni fa. Mi piace parlarne come faccio sempre quando frequento un locale  dove mi trovo a mio agio fra la gentilezza dei ristoratori e la genuinità dei piatti.

Il Ristorante Basilio, vanta una lunga tradizione iniziata nel 1950 ad opera di Basilio Deidda che per scommessa aprì una trattoria nell’odierna via Satta, allora considerata estrema periferia della città, quasi  aperta campagna. Il colle di Monte Urpinu era davvero ad un passo.

Nel 1980 l’attività passa nelle mani di Gianfranco Deidda figlio d’arte riuscendo in breve tempo a fare del locale uno dei più frequentati dai Cagliaritani, ma non solo.  Gli “stranieri” tornano sempre volentieri.

Visto il grande successo ottenuto dalla Trattoria, nel 1991 il locale viene rinnovato ed ora dispone di due sale di circa 100 posti, dove si organizzano ricevimenti , feste celibato/nubilato, feste di compleanno , matrimoni e lauree

Nel  2009 Simone Deidda figlio di Gianfranco affianca suo padre nell’attività di famiglia . Ecco quindi la terza generazione.

I piatti, sempre freschissimi, rispettano le stagioni, e sono  realizzati dagli chef  Mauro Scanu, Antonio Basciu e Egidio Zara i quali hanno una lunga esperienza alle spalle . Da più di 25 in questo locale, sempre supervisionati da Simone.

La maggior parte delle pietanze sono della tradizione sarda come  la Burrida alla Casteddaia, la Bottariga di Muggine, il Pesce a Scabecciu, la Salsiccia Sarda, il Prosciutto di Suino, il Guanciale, le Olive a Scabecciu, la Mustela,ai Primi Piatti, Fregola con Arselle, Culurgionis, Ravioli della casa , Spaghetti Arselle e Bottariga di Muggine, Gnochetti e Malloreddus ai Secondi Piatti Costata di Asinello o di Cavallo la Busecca alla Cagliaritana, il Maialetto e Agnello su richiesta, Treccia con Piselli ( in base al periodo), Filetto di Manzo al Vino Cannonau , Filetto al Mirto di Sardegna, la Spigola alla Vernaccia e Olive, il Pesce Spada alla Carlofortina, e tanti altri. 

APERTO DAL MARTEDI’ AL SABATO PRANZO E CENA, LA DOMENICA SOLO A PRANZO. PRENOTAZIONI 070/480330 – 339/7414603

 

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Percorrendo le vie del centro, salendo verso il Castello attraverso la via Santa Margherita, sono stata attratta da un vicoletto e qui, da  un locale,  che ha esposti al suo esterno alcuni oggetti del passato. Questo è un ristorante molto raffinato che si chiama Sa Piola. Considerata la mia passione per le antichità della mia città ho deciso di passare qui il Ferragosto.

Appena entrata nel locale sono stata subito colpita dall’arredamento rustico, composto da elementi che hanno richiamato alla mente le case delle mie nonne : le pale per il pane, le grandi lattine per il il latte, vasellame in ferro smalto, caffettiere, cestini, bilancia e tanti altri piccoli oggetti, tutto sapientemente sistemato come pezzi d’arredo. Per un attimo mi è parso di stare in palcoscenico con una scenografia d’opera, ma questa purtroppo è deformazione professionale.

Anticamente il locale era una falegnameria ma Giuseppe Vinci, che ha preso il locale dal 2008, ha saputo reinterpretare gli arredi. La cucina tipica dell’isola sarda, ha un tocco di freschezza pur rimanendo sempre fedele alle note che dal passato riecheggiano in ogni piatto.  Non è un caso se il Ristorante Sa Piola   ha guadagnato per due anni consecutivi la Chiocciola d’Oro di Slow Food !

La ristorazione è di grande qualità e soprattutto  valorizza le produzioni locali. Ho avuto il piacere di provare le Lorighittas con l’astice, gli spaghetti al Cannonau, la cordula con piselli, la sebadas, il tortino al cioccolato e mele, lo strudel col pane carasau.

Consigliatissimo a tutti i miei lettori. Lo aggiungo agli altri miei ristoranti preferiti.

Questo è il suo sito http://www.sapiolaristorante.it/

 

 

 

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Questa mattina verso le 9,45, al mercato di San Benedetto, c’era un zona transennata. Mi è stato riferito che durante la notte una parte del soffitto si è staccata portando giù anche la controsoffittatura. C’erano vigili urbani e pompieri che controllavano metro quadro per metro quadro tutta l’area. Il mercato era affollatissimo e tanti erano i curiosi (me compresa) .  C’è da dire che fosse successo in un altro orario poteva finire molto peggio . Certo mi sorge spontanea una domanda:

- ma non era stato restaurato da poco tempo? Dove si trovava colui che avrebbe dovuto confermare la perfetta riuscita del lavoro?

Di seguito un video girato questa mattina

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Chi è di Cagliari ed era un adolescente alla fine degli anni ’70, conoscerà sicuramente il bar sede dei panini africani.

Erano una delizia per noi ragazzi di allora poterne gustare uno.

Con la mia amica Antonella, il sabato sera, con i soldi della paga settimanale, ci recavamo in questo locale, (oggi si chiamerebbe PUB) e ci regalavamo questo mitico panino.

Questi panini  particolari erano  proprio di origine nord africana.

Infatti i proprietari del locale arrivavano dalla Tunisia, e la signora era l’unica in tutta la città a prepararli personalmente.

Anche se nel locale c’erano 20 persone in fila, non voleva l’aiuto di nessuno. Si aspettava il proprio turno.

Naturalmente la bontà di questo panino stava nella combinazione degli ingredienti e soprattutto nel rito che ne accompagnava la preparazione.

 Il panino innanzitutto era lungo e veniva riscaldato conficcandolo prima in barre di metallo bollenti per pochi secondi.

La signora in questione lo apriva e cominciava a prendere con le sue dita, gli ingredienti da varie ciotole che aveva davanti a se: uova sode, tonno, patate, pomodoro,  e una piccantissima salsetta rossa.

Ed era proprio qui il vero segreto!

Quando era il nostro turno, lei porgeva sempre la stessa domanda : “con o senza salsetta?

E noi in coro: “con salsetta!!!”

Quando lo addentavamo non capivamo più nulla.

Gustarselo fra una “crastulata” e l’altra era il vero divertimento dei nostri sabato sera.

Una sera sono passata davanti a quel locale con mia figlia e vedendo la saracinesca abbassata ho avuto un tuffo al cuore.

Le ho raccontato la storia dei panini africani e lei incuriosita mi ha chiesto come mai avessi tanto entusiasmo per dei normali panini.

Mah! Sarà che non ne ho più mangiati buoni come quelli o sarà semplicemente perchè quegli anni non torneranno più?

Apparecchio originale per tenere in caldo i wustel (a sinistra), e scaldare i panini (a destra)

E’ esposto ancora oggi nel locale

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Invia i tuoi saluti o gli auguri sul web in maniera originale.

Clicca MI PIACE in questa pagina e scegli gratuitamente la cartolina che preferisci

https://www.facebook.com/bigliettivirtuali?hc_location=timeline

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Tempo fa ho cominciato a raccontare in questo blog la storia dei miei avi: I Capra. Tra storia e leggenda con l’aiuto dei tanti parenti sono riuscita a scoprire tante cose che riguardano le mie  radici. Ho aperto una pagina facebook che ad oggi ha raccolto 51 discendenti  . Oggi sul quotidiano sardo è uscito l’articolo che pubblico di seguito e riguarda uno dei fratelli del mio bisnonno, Amsicora, che fondò il birrificio Ichnusa. Potrò quindi rivivere attraverso un museo itinerante altre interessanti avventure dei miei avi.

La storia del birraio Capra rivivrà in un museo mobile

 Imprenditore organizza un’esposizione itinerante su un bus

 Il consigliere comunale Enrico Lobina propose al sindaco Massimo Zedda di dedicargli una via o una piazza, un concessionario di birra rilancia: un museo. «Mobile», precisa Alessandro Zecchino, 36 anni, residente a Monastir, sposato, un figlio.

«Tutta la storia della famiglia Capra, e della Cagliari che lui conobbe e in parte contribuì a far crescere con la sua attività imprendi

LA SCELTA Perché Amsicora Capra? «Mi ha sempre affascinato la sua figura e quel che ha fatto con le aziende che ha creato: con il birrificio Ichnusa in via Bacaredda, la società tramviaria e quella di battelli ha mostrato di essere un grande industriale». Ci sono stati anche altri ottimi imprenditori: «Ma la storia di Capra è particolare». Lo è stata, giura Zecchino, fin dalle origini: «Ho fatto delle ricerche e scoperto che nel 1700 i Capra giunsero in Sardegna per caso. Erano proprietari di un bastimento e un naufragio li costrinse a sbarcare a Quartu. Amsicora giurò che avrebbe vissuto dove la nave avesse toccato terra e così fece».

IL PROGETTO L’idea del museo dopo un sogno. «L’agosto scorso ho cominciato a dare forma al progetto. Sto per definire l’acquisto di un pullman lungo quanto i bus-passeggeri che circolano in città». Sarà l’edificio del museo: «All’interno esporrò i reperti che ho trovato in giro per il mondo». Pezzi che raccontano i prodotti, la vita e le iniziative di Amsicora ma anche di Cagliari base delle iniziative industriali della famiglia Capra.
I GIOIELLI «Ho trovato materiale in Australia, Israele, Polonia. Foto storiche di Cagliari, copie storiche dell’Unione Sarda, bottiglie di birra prodotte decine d’anni fa». L’oggetto più vecchio: «Una cassa di birra del 1912, con la paglia per coibentare le bottiglie da 50 centilitri. Un altro oggetto antico e prezioso: una carriola in legno del 1920 con tanto di targhetta che ne attesta l’omologazione al trasporto della birra». Dopo il progetto e i contatti la ricerca di soci: «Mi sto autofinanziando ma cerco collaboratori. Chiunque potrà dare un contributo: da una firma a un oggetto che racconti la storia industriale dei Capra. Sono certo che la mia iniziativa creerà un po’ di occupazione: penso alla presenza del museo nelle sagre». Nascerà anche un fumetto: «Amsicora sarà il guerriero protagonista delle storie». Pietro Picciau

Fonte: L’Unione Sarda

Qui tutti gli articoli di questo blog riguardanti I CAPRA

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Primi anni  del 1900

Sotto, la demolizione avvenuta nel 2005

foto tratte dai siti http://www.fratellicampus.com/

http://www.sardegnadigitallibrary.it/

 

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Da quando ho aperto la pagina dei discendenti della famiglia Capra su facebook, ci sono state tante adesioni e con loro tante foto che riguardano i miei avi. Oggi vi posto alcuni ritagli di giornale relativi  al fratello di mio bisnonno, fondatore della Vinalcool

Altre notizie sulla dinastia dei Capra in Sardegna le  trovate in

questa pagina

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Amsicora Capra, il padre dell’Ichnusa, dovrebbe essere ricordato dalla capitale della Sardegna. A tal proposito, il consigliere Enrico Lobina ha inviato una lettera al Sindaco. Ve la propongo.

Alla c.a. del Sindaco di Cagliari

 Massimo Zedda

 dell’Assessore agli Affari Generali

 Anna Paola Loi

 SEDE

Oggetto: Un omaggio di Cagliari ad Amsicora Capra

Gentile Sindaco e Gentile Assessore,

vi contatto per chiedervi di valorizzare la figura di Amsicora Capra, dedicandogli in modo permanente un punto o una targa sita in un luogo della nostra città.

Si tratta di un riconoscimento doveroso. Amsicora Capra è stato un ottimo esponente dei ceti produttivi cagliaritani e, per diverse ragioni, uno dei più brillanti imprenditori sardi del XX secolo. La sua Vinalcol nacque come piccola e rinomata cantina fondata dal padre. Sotto la gestione di Amsicora, in pochi anni, arrivò ad essere una grossa azienda composta da grandi distillerie e numerose cantine. La Vinalcol di quegli anni creò occupazione, riuscendo quasi da sola a risollevare l’intero comparto viticolo sardo durante la crisi del secondo decennio del ’900 e arrivando ad esportare e diffondere la qualità dei prodotti vinacei sardi in giro per il mondo, dall’est Europa al nord Africa.

Nel 1912, sempre a Cagliari, fondò il primo stabilimento dell’Ichnusa. Si decise, nel 1963, di costruire una nuova unità produttiva ad Assemini, zona ricca di falde acquifere: lo stabilimento divenne operativo a partire dal 1967, ed è il primo in assoluto, in Italia, ad installare serbatoi di fermentazione cilindro-conici verticali.

L’azienda, sebbene a capitale olandese dal 1986, continua a creare occupazione diretta e di indotto in tutta l’isola e altrove. Oggi lo stabilimento di Assemini, tra Ichnusa e altri marchi del gruppo proprietario, è in grado di produrre 650.000 ettolitri di birra all’anno occupando circa 90 persone.

Già per questi motivi, si giustificherebbe ampiamente che a Capra si dedicasse uno spazio nel capoluogo sardo. Ma Capra è stato un grande imprenditore ed esportatore anche grazie al sapiente utilizzo dei mezzi di trasporto via terra e via mare, arrivando ad avere una flotta di battelli a vapore di proprietà e ad acquistare numerose linee di trasporto tramviario. Insomma, Amsicora Capra è stato un vero capitano d’industria con capacità visionarie e una dinamica capacità di sfruttare il progresso tecnologico e applicarlo al proprio modello industriale.

Capra è un esempio di ceto produttivo vincente e anti-parassitario, di quella specie che oggi in Sardegna manca quasi totalmente e al quale la mia cultura politica, sempre protesa alla tutela del mondo del lavoro piuttosto che del capitale, riconosce una valenza sociale importante.

Proprio per questa sua grandissima capacità di far crescere sviluppo industriale, profitti e benessere nel proprio territorio, chiedo che vi sia una targa a lui dedicata o l’intitolazione di un luogo.

Come esponente politico dell’attuale amministrazione cagliaritana, se fosse condivisa, appoggerei questa scelta e mi adopererei, per quanto mi compete, affinché si facciano i passaggi per realizzarla.

Resto a disposizione.

Distinti saluti,

Enrico Lobina

Le foto di Amsicora Capra soono state gentilmente messe a disposizione da Claudia De Matteis

 

 

 

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Stralci dal giornale sardo “Corriere dell’Isola” del 24 aprile del 1912, anno in cui ci fu il naufragio del Titanic. Di seguito anche due trafiletti che riportano alcune notizie di quell’evento.

 

 

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Gli anni 70 in Sardegna sono stati caratterizzati anche dalla nascita delle radio e delle televisioni private. Prima in assoluto è stata l’emittente radiofonica  Radiolina seguita dalla TV Videolina, ad opera dell’imprenditore cagliaritano Nicola Grauso.

L’artista cagliaritano Giampaolo Loddo, fu il primo ad esibirsi col suo complessino   proprio nel primo show  chiamato “Il calderone“, ed è grazie anche alla sua grande verve che ancora oggi i cagliaritani  lo  ricordano per i suoi sketch della bombola e del suo complesso dei “Bellini Baciando”.

Ma sentiamo questo ricordo direttamente da Giampaolo Loddo, in questa video-intervista che ho realizzato qualche settimana fa.

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“Ciascuno di noi, nel suo piccolo, può fare la differenza”

Insieme… sostenitori ed esecutori di un geniale e originale Slotmob! Un’idea… e molto, molto di più per diro NO a tutto ciò che produce nuove povertà e dipendenze!

Anche Giorgio del caffè Valentina è contro le slot machine

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La piazza Deffenu nel punto in cui sorgerà il maestoso palazzo dell’ENEL, in due immagini a confronto. La prima risale presumibilmente all’inizio del 1900, la seconda foto è dei giorni nostri

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Cagliari Sa Costa

puntata precedente

di Luca Porru

Il primo Capra a nascere in Sardegna fu quindi Giovanni Battista, figlio di Antonio Giuseppe. Le finanze della madre, anche se scarse, gli consentirono tuttavia di prestare servizio a pagamento presso un mastro titolato per alcuni anni per imparare un mestiere. La vita di mozzo di casa era dura.

Il giovane Capra doveva lavorare duramente giorno e notte, sia da sano che da malato. In cambio il mastro lo avrebbe vestito e mantenuto come faceva con gli altri mozzi di casa e gli avrebbe insegnato una professione. Dopo pochi anni Giovanni Battista imparò l’arte e la imparò bene. Alla fine del 1767 infatti, dopo solo alcuni mesi dalla morte del padre, finiva l’apprendistato ed era ormai pronto per sostenere l’esame per diventare calzolaio. Superato l’esame, il giovane Giovanni Battista dimostrò subito il proprio valore professionale, aprendo una bottega ed entrando a far parte del gremio dei zapateros. L’appartenenza al gremio garantiva a Giobatta tutta una serie di privilegi: assistenza in caso di malattia, varie commesse assicurate presso diversi privati, e un fondo dal quale attingevano gli aggremiati nei momenti di bisogno.

Ma Giobatta Capra non si limitò a sfruttare i privilegi che il gremio gli assicurava. La sua bottega ospitava diversi garzoni ed egli, oltre a svolgere con successo la propria professione, cercò fin da subito di ampliare il suo raggio d’affari. Oltre all’esercizio della professione Giobatta si impegnò alacremente ad incrementare le sue entrate finanziarie.

Inizialmente i suoi traffici riguardarono principalmente piccole speculazioni finanziarie come l’acquisto e la rivendita di censi gravanti su proprietà immobiliari a Cagliari e nei paesi vicini, accompagnate da una modesta attività di credito a terzi. Si mise così a prestare denaro alle più svariate persone, dai contadini in difficoltà dopo una cattiva annata agli artigiani che dovevano rifornirsi di strumenti o altre materie prime. Erano tutti prestiti di piccola entità che non superavano mai le 40-50 lire sarde per volta. Questa piccola attività creditizia, unita ai proventi della sua professione gli consentirono tra il 1770 e il 1785 di mettere da parte un discreto patrimonio.

Durante gli anni del suo tirocinio, Giovanni Battista aveva avuto modo di farsi notare per la sua intraprendenza da un importante artigiano cagliaritano, il mastro muratore di Stampace Agostino Randaccio e da suo fratello Vincenzo, anch’egli muratore.

Loro fratello maggiore era poi Francesco Angelo Randaccio, un notaio molto noto e stimato in tutta la città. L’intraprendenza del giovane era ben riposta. Dopo appena un anno, il 31 luglio del 1768 Giovanni Battista Capra, diciottenne, sposava, nella chiesa di sant’Anna in Stampace, Anna Randaccio, la sedicenne figlia di Mastro Vincenzo e di Francesca Gasia.

La famiglia Capra si era col tempo ingrandita. La nascita dei figli Agostina (1773), Giuseppe (1778), Teresa (1781) e Salvatore (1785), ai quali si sarebbero aggiunti negli anni successivi altri dieci figli, tra cui Francesca (1787), Caterina (1789) ed Efisia (1792), rendevano sempre più necessaria una nuova sistemazione. Il giro di affari di Giobatta del resto si era notevolmente ampliato. Ormai da qualche anno aveva infatti intrapreso un’attività di rivendita di chincaglierie e di generi vari, che affiancava alla sua prima attività di calzolaio. Aveva dunque bisogno di un nuovo magazzino e di un nuovo negozio.

La scelta cadde su una piccola bottega con annessa abitazione sita nella calle della Costa, l’odierna via Manno, in quello che era allora il cuore pulsante della Cagliari del commercio. La strada era stata occupata in prevalenza, almeno fin dal quindicesimo secolo, da quelle abitazioni minime comunemente definite case grotta, ossia cavità scavate nella roccia che anticamente costituivano le basi della strada che costeggiava, da cui probabilmente il nome Sa Costa, la salita per il Castello. Queste case vennero progressivamente affiancate da botteghe e case terrene o a più piani edificate da professionisti, ecclesiastici, commercianti e specialmente artigiani, a ulteriore conferma della vocazione commerciale e professionale del quartiere della Marina.

Negli anni successivi Mastro Giovanni Battista Capra ebbe modo di consolidare le sue fortune e di acquisire sempre maggior credito come calzolaio, nella sua bottega aveva ormai diversi garzoni alle proprie dipendenze e giungendo, nell’ultimo decennio del Settecento, a raggiungere la carica di Maggiorale in capo del Gremio dei calzolai di Cagliari.

Gruppo Facebook che raccoglie i discendenti della famiglia di Giovanni Battista Capra

 

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