Archivio della categoria “cultura-arte”

In questi giorni, a Cagliari, è in corso la mostra fotografica di Marco Mattana  sui sotterranei della nostra città di Cagliari , intitolata Cagliari Sotto.

Lui è uno speleologo esperto, con la passione per la fotografia ed ha iniziato giovanissimo ad interessarsi della storia nascosta della sua città avendo vissuto nel centro storico .

Per poter imparare i segreti di questa grande passione, quindici anni fa è entrato a far parte del Gruppo Speleo Archeologico Giovanni Spano  dove ha frequentato dei corsi di speleologia omologati dalla SSI.

In occasione degli eventi di “Cagliari Paesaggio” il comune di Cagliari ha patrocinato la mostra fotografica di cui sopra.   Il fascino e la bellezza della città sotterranea è stata messa così in luce  facendole arrivare a chiunque.

La mostra è visibile tutti i giorni  al SeArch Largo c. Felice 2 Cagliari ,  dalle 9 alle 20

 

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Cava di Su Stidddiu

Che Cagliari avesse una seconda città sotterranea si è sempre saputo, ma vederla attraverso l’obiettivo del fotografo Marco Mattana è davvero affascinante e inquietante allo stesso tempo.

In questi giorni a Cagliari c’è una mostra da vedere assolutamente.  Si intitola “Cagliari Sotto” e si trova nel sottano del Palazzo comunale di Via Roma con ingresso angolo Largo Carlo felice. Fotografie che attraversano una storia di dominazioni dai fenici agli spagnoli, passando per le Carales dell’impero romano e il Castel di castro dei pisani, per terminare con una città che cerca riparo sotto la roccia dalle bombe degli allleati.

 

 

 

 

 

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Premetto che questo non è un post polemico, ma una considerazione sui lati positivi e negativi che riguardano la pedonalizzazione della via Roma.

Per carattere amo le modifiche e le innovazioni. Tutto ciò che si può rendere moderno e pratico mi piace e ben venga. Ma in questo caso ho toccato con mano un disagio abbastanza importante. Mia madre, quasi 91enne, ogni tanto mi chiede di portarla a fare un giro nel centro storico della  città e soprattutto nella zona della sua infanzia: la Marina. La meta è sempre stata la colazione in uno dei vari bar sotto i portici oppure nel Largo. Quando il parcheggio trovato non era nelle vicinanze   la prassi prevedeva che l’accompagnassi sul luogo deciso, la facessi accomodare  davanti a qualche tavolino, e poi cercassi parcheggio ,  quasi sempre alla Stazione.

Un giorno   abbiamo scoperto che se uscivamo di casa prima delle 9 , trovare un parcheggio non era poi così difficile, anche sul lato destro della via Roma e quasi sempre vicino allo storico caffè Torino.

Ieri questo non è potuto succedere. Mi ha chiesto di portarla a vedere  da vicino la trasformazione del centro. Le ho spiegato che ciò era impossibile perchè il passaggio per le auto si sarebbe interrotto prima. Alla fine della via XX settembre, i vigili ci hanno indirizzato verso l’alto, in direzione Bastione. Siamo quindi salite sul   Viale Regina Margherita, speranzose in un parcheggio magari proprio vicino alla Piazza Costituzione.  La speranza di poterci sedere all’Antico Caffè è svanita presto: nessun parcheggio.

Non ci è rimasto che proseguire verso Viale Regina Elena. Qui, per chi è ancora in forma fisicamente ci sarebbe stata l’opportunità dei parcheggi a pagamento, certamente, ma non per Lei. Alla sua veneranda età non sarebbe stata in grado di percorrere a piedi  neppure 20 metri. Quindi nulla, anche questa idea è svanita.  Ci siamo dirette quindi verso i Giardini pubblici, dove, stranamente, c’erano diversi parcheggi liberi, peccato che mancavano i puntio di ristoro.

Superata Porta Cristina ci siamo immessi nel Viale Buoncammino. Dal finestrino ha ammirato la sua Cagliari in una bella giornata di maestrale. Luminosa, bella come bello è il viale completamente rinnovato, elegante e pulito. Ho visto mia madre contenta, avrebbe avuto il piacere di scendere e sedersi in una panchina. Impossibile come in tutte le altre zone. Nessun parcheggio e neppure un’area dove sostare per qualche minuto.

Sempre più deluse abbiamo proseguito verso la discesa direzione Piazza d’armi. Abbiamo ammirato  dall’alto il lontano Castello di San Michele. Ho pensato che forse potevamo scendere verso la via Cadello per fermarci magari al Parco di Monte Claro, ma  il parcheggio era un vero sconosciuto. Abbiamo proseguito ancora ritrovandoci sotto il cavalcavia, davanti a quella rotonda “croce e delizia” per diversi anni. L’abbiamo superata ma , improvvisamente, ho avuto la sensazione che l’auto avesse inserito il pilota automatico il quale ci ha condotto diritti verso la Città Mercato di Pirri. Avete presente la vignetta dell’uomo nel deserto che improvvisamente vede l’acqua? Ecco, finalmente un parcheggio ed anche vicino all’ingresso. Deluse e rassegnate, siamo scese dalla macchina e ci siamo dirette verso il bar all’interno del grande Store. E’ stata una bella gita panoramica, non c’è che dire! La meta era decisamente un’altra  ma ci siamo dovute accontentare.

 

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Foto gentilmente concessa da Giorgio Biolchini

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Foto di Valerio Carta e Sylvia Caredda

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La Piazza Garibaldi ha iniziato il suo sviluppo  dopo la posa della prima pietra (dicembre 1912) della scuola elementare. La costruzione richiese tempi piuttosto lunghi anche per l’apertura della via XXIV Maggio, che mise in comunicazione la piazza Garibaldi con la piazza S. Domenico. Il progetto è dovuto agli ingegneri Bartolomeo Ravenna e Lorenzo Leone. Il casamento, intitolato al cagliaritano Alberto Riva Villasanta, caduto diciottenne poco prima della fine del primo conflitto mondiale, fu portato a termine solo nel 1930 con il completamento del corpo centrale e dell’altra ala confinante con la via Bosacon e la costruzione poi di alcuni palazzi ancora presenti con lo stile tipico del periodo fascista.

Oggi la piazza è in fase di completo restauro, vedi foto gentilmente concesse da Valerio Carta e Silvia Caredda

2016 -2017

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 Foto di Fabrizio Pau

La chiesetta vista da un’altra prospettiva

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Piazza Gramsci: interessante il confronto tra la piazza del 1940 vista con gli occhi del fotografo Alfonso Efisio Thermes e quella di oggi completamente rinnovata

 

Sotto, la piazza prima del restauro

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Sosteniamo la cultura dei giovani e le loro aspirazioni!

Mi presento: sono Elena Diana , di Cagliari, e frequento il terzo anno del liceo scientifico internazionale.

Sono convinta che la qualità nell’educazione sia una forza per unire i popoli, le nazioni e le culture per una pace duratura ed un futuro sostenibile.

Per questo vi chiedo un contributo poiché credo che alla base della crescita e dello sviluppo di ogni società ci sia l’educazione. Per questo per cambiare il mondo efficacemente ho bisogno di un’educazione d’eccellenza, come quella offerta dai Collegi del Mondo Unito (UWC). Passate le numerose selezioni sono stata ritenuta idonea e mi hanno offerto un posto nel collegio UWC di Changshu (Cina). Ecco perchè il tuo contributo mi aiuta a cambiare il mondo: è fondamentale per aiutarmi a coprire i costi necessari per l’iscrizione.

Ti ringrazio sinceramente per quello che potrai donarmi. Ma se non potrai donarmi in denaro, il tuo contribuire diffondendo quest’iniziativa il più possibile sarà comunque molto importante. Grazie di cuore!

Si può dare il proprio contributo cliccando su questo link https://www.produzionidalbasso.com/projects/14988/support

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Schillelè  è un’ espressione dello slang cagliaritano accompagnata quasi sempre  dall’esclamazione: “Oooh, ooh schillelè”. I ragazzini la usano soprattutto quando devono dimostrare la loro forza verso un  compagno più piccolo oppure  una persona che  vuole prevalere  senza averne i mezzi.

Schillelè è anche il titolo del primo libro, autobiografico, dell’attore Gianluca Medas, in cui   descrive la vita di un adolescente  attraverso una serie di brevi racconti. Medas ci narra uno spaccato di storia cagliaritana che abbraccia un periodo tra la fine degli anni  ’60 e gli anni ’80.

I racconti sono momenti di vita semplice, quelli di un ragazzo di periferia vissuti tra scuola, parrocchia e piazzetta. Tanti gli argomenti toccati che hanno caratterizzato  la sua vita in quegli anni: le bande e il bullismo, i primi amori, il primo bacio, i momenti goliardici, lo sviluppo delle droghe e la conseguente epidemia di AIDS, il senso dell’amicizia ( quella vera e quella falsa), i sogni e la passione sempre crescente per la musica e  il teatro, quel teatro che lo ha visto giovanissimo sul palcoscenico con suo padre e i suoi zii   della mitica ed eclettica famiglia Medas.

I racconti sono narrati con una semplicità diretta come solo Gianluca Medas sa fare. Chi, come me, ha vissuto l’adolescenza in quegli anni ci si ritrova in pieno, compresa l’esperienza dell’epidemia “epatite virale” scoppiata a Cagliari in quegli anni.

Eravamo in tanti ad essere ricoverati nella clinica pediatrica   “Macciotta“. La cosa che più mi ha divertito è stato leggere la narrazione  delle giornate del ricovero che passavano dalla drammaticità della malattia (punture dolorosissime e schifose medicine)   a  momenti di puro divertimento  nello trasgredire le regole del posto. Inquietante la descrizione particolareggiata della terribile infermiera che pur di sfogare la sua frustrazione personale se la prende  con i bambini malati, punendoli in ogni modo e spesso anche senza motivo.  E’ un’ esperienza che ho vissuto anche io e che ho ritrovato in questo libro quasi come un copia incolla della mia memoria.

Tra gli episodi c’è anche quello del momento  drammatico della perdita  della madre, insegnante elementare, con conseguente divisione della famiglia e le difficoltà economiche; gli studi tra scuola pubblica e privata e quelli al Conservatorio di Musica legati poi alle esperienze teatrali divertenti come comparse nelle Opere liriche.

La passione per il teatro la si ritrova in particolar modo anche nella descrizione dei sacrifici affrontati per poter essere sempre in prima fila agli spettacoli della Stagione lirica:  notti intere in fila davanti alla  biglietteria per essere tra i primi all’apertura del botteghino. Sembra roba da medioevo soprattutto oggi, nell’epoca di internet.  C’ero anche io, e sono contenta che Gianluca  lo abbia ricordato. La nuova generazione deve capire quanto fosse forte per noi la passione per quel mondo diventato poi la nostra principale professione.

I libro di Gianluca Medas , edito dalla CUECè in vendita nelle migliori librerie.

FONTE: musicamore.blog.tiscali.it

Gianluca Medas in una foto di M. Carboni

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Il Palazzo del Comando Militare in Via Torino nel 1929, con i soldati di guardia al portone d’ingresso

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Paolo Racugno invita Gigi Riva a visitare lo stabilimento dell’Ichnusa

Giovanni Battista Capra capostipite

Ecco un nuovo capitolo della mia lunga intervista al centenario Paolo Racugno, campione di equitazione ma anche dirigente d’Azienda.  In questo capitolo si tratta proprio del secondo aspetto della sua vita. Lui infatti, dopo essere stato dirigente del CONI  è entrato a far parte dell’azienda  VINALCOOL società che ha acquistato e diffuso la birra Ichnusa. Racugno racconta tutta la storia,vissuta in parte in prima persona essendosi sposato con una discendente della dinastia Capra, famiglia di imprenditori tra i più importanti in Sardegna. Grazie a loro i prodotti sardi sono stati esportati non solo nella penisola italiana ma anche all’estero. La capacità imprenditoriale del capostipite Giovanni Battista Capra (mio Trisavolo) e stata determinante. Fra i tanti figli  , uno in particolare  Amsicora Capra, è riuscito a far crescere l’azienda di famiglia legata ai vini e liquori . Grazie a lui si devono i primi trasportio in Sardegna. Per poter importare le sue merci e quelle degli imprenditori legati alla sua società, divenne un armatore. Per le sue navi vennero create delle linee di navigazione che trasportavano anche civili. Fu inoltre il primo a creare un collegamento tra la città di Cagliari e il Poetto realizzando la linea tranviaria.  Ho sempre sentito raccontare questa storia nella mia famiglia, in particolare da mia nonna discendente della famiglia Capra, ma forse ero troppo piccola per capire la grande importanza che questi miei avi hanno avuto nella storia commerciale della  mia isola.

Ascoltando la storia raccontata da Paolo Racugno, mi sono venute alla mente le telenovelas sudamericane degli anni 80, quelle storie che ci hanno fatto conoscere  lo sviluppo economico di quei paesi attraverso le storie familiari.  Chissà se c’è  fra i lettori qualche produttore o regista disposto a rischiare per una fiction da poter così far conoscere in maniera più capillare la storia di questa famiglia così imprtante per lo sviluppo dell’economia sarda. Oltre ad Ansicora anche gli altri fratelli (tra i quali mio bisnonno)  erano parte dell’azienda, anche se in diversi settori come il grano e la sua trasformazione in pasta.

Potrete trovare tutte le mie videointerviste a Paolo Racugno ma anche a tanti altri cagliaritani, oltre che in questo mio blog  anche nel sito MEMORO – Banca della memoria.

L’imprenditore Alessandro Zecchino ha creato un museo itinerante sulla storia del birrificio Ichnusa, comprando e allestendo un bus  con centinaia di bottiglie e lattine ritrovate o acquistate  in giro per la Sardegna.

Video importato

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In questa seconda parte dell’intervista (guarda la prima), Paolo Racugno racconta di come si sia trovato in mezzo alle bombe che  sono piovute copiose sulla città di Cagliari. Ricorda i momenti drammatici della distruzione della sua casa; il salvataggio di due ragazzine di cui non ha mai saputo più niente; il tentativo di salvare un amico colpito da una scheggia a un passo da lui.

Momenti terribili che non si dimenticano. Oggi, nonostante i suoi cento anni, li ha ancora vivi nella sua mente.

MEMORO – La Banca della memoria

Video importato

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Una delle trasmissioni più longeve della RAI, “Sereno Variabile”, condotta da Alberto Bevilacqua“, sbarca a Cagliari. Il giornalista si sofferma nelle zone caratteristiche del nostro capoluogo presentando le  bellezze della nostra città: Dalla bellissima spiaggia del Poetto, al mercato ittico più vario del mediterraneo: “San Benedetto”; le passeggiate e il centro storico; la città sotterranea con Marcello Polastri, le tradizioni e la bellezza tutta nostra dei fenicotteri e dei suoi parchi nel centro della città. Per chi non avesse visto la puntata ecco il link per rivederla SERENO VARIABILE

 

 Per chi volesse alloggiare a Cagliari ecco alcuni link di BeB nel centro città

ATTICO BIANCO

AFFITTACAMERE  CASTELLO

Vicino alla spiaggia del Poetto

LE DIMORE DEL SOLE

A un passo dalla bellissima spiaggia di Chia

CASAVASCO

 

 

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foto da La mia Settimana Santa

Il Rotary Club Cagliari sud ha organizzato uno spettacolo di beneficenza con lo scopo di raccogliere fondi per il  restauro del preziosissimo Crocefisso del 1700 che si trova esposto nella chiesa di Sant’Efisio a Cagliari. Si tratta del Cristo “snodato” che duranti i riti della “Settimana Santa” viene portato in processione.

La chiesa di Sant’Efisio sorge su una grotta, che affonda per nove metri nella roccia calcarea, ritenuta tradizionalmente la

prigione dove Efisio fu rinchiuso prima di essere decapitato sulla spiaggia di Nora nel 303 d. C.. Nel 1726, su progetto dell’architetto piemontese Antonio Felice De Vincenti, venne iniziata la costruzione dell’Oratorio dell’Arciconfraternita. In seguito l’edificio fu modificato per adeguarlo al più moderno stilebarocchetto piemontese; nel 1780 la vecchia chiesa fu demolita e la sua ricostruzione si concluse nel 1782.
La facciata, delimitata da lesene ioniche, è spartita in tre ordini da cornici orizzontali. L’interno è a navata unica, voltata a botte, scandita da paraste e trabeazioni di gusto classico.
Sui lati si aprono tre cappelle per parte; l’ampio presbiterio è sopraelevato e coperto da una cupola ottagonale su tamburo.
L’arredo marmoreo conferisce all’interno un’impronta tipica moderna del gusto di fine Settecento.
L’altare maggiore, in preziosi marmi policromi, opera del marmoraro lombardo Giovanni Battista Franco, è datato 1786; mentre è del 1791 l’altare della cappella di Sant’Efisio, sulla destra. Qui è collocata la statua del santo, opera dello scultore Giuseppe Antonio Lonis, databile al 1755, che ogni anno si porta in processione in occasione della famosa sagra del 1° Maggio.
Nel 1798 fu eretto l’altare del Crocifisso nell’Oratorio dell’Arciconfraternita che, alla fine dell’Ottocento, fu annesso alla chiesa.
La chiesa conserva dipinti di Francesco Costa, Domenico Colombino e del cagliaritano Sebastiano Scaleta.
Fra le statue pregevole una scultura di ambito napoletano del XVII secolo raffigurante l’Ecce Homo.

 

Lo spettacolo di beneficenza è un Gran Varietà ricco di soprese con la regia e conduzione di Luca De Angelis.

 

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1970 – 2017

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sotto una foto della via Pessina nei primi anni ’60

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Foto E. Thermes

 

 

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Per la prima volta ho voluto godermi la “città natalizia” lasciando a casa la mia auto. Nessuno stress per il parcheggio, ma solo il piacere di girare per le vie del centro e godermi le bancarelle della festa. Devo dire che la molla principale è stata quella di voler dare il mio ultimo saluto a Fra Lorenzo, il frate Cappuccino deceduto avantieri, che aveva una parola buona e una preghiera per tutti, credenti e non. Chi andava a trovarlo sapeva che avrebbe avuto da lui prima di tutto una parola di conforto per le proprie preoccupazioni e l’incoraggiamento a regire, e tutto questo senza alcun giudizio.

Sul bus n. 10 che ci ha portato in viale fra Ignazio, abbiamo trovato tante persone che si recavano al Santuario per il nostro stesso motivo. Arrivati dall’ingresso secondario, una lunga e silenziosa fila portava all’interno della sala dove si poteva salutare il frate. Il servizio d’ordine dava la possibilità a tutti di dare una carezza e recitare una preghiera al capezzale di Fra Lorenzo. Un’altra fila ordinata portava invece al registro delle firme. Fuori qualcuno cercava di lucrare vendendo  (ma mi pare senza successo), alcune immagini di frate.

All’uscita, percorrendo il viale fra Ignazio in discesa, ci siamo recati verso il Corso Vittorio Emmanuele attraversando l’arco di Via Palabanda. Una strada semideserta con tanti negozi storici ormai chiusi , e quelli aperti senza clientela. La gente si era riversata tutta verso le bancarelle di artigianato e prodotti tipici allestiti nella parte finale della strada e nella Piazza Yenne.

Riguardo i piccoli artigiani, ho visto tante cose originali e anche a prezzi accessibili, ma non posso dire lo stesso per i prodotti tipici offerti al pubblico a prezzi quasi proibitivi. Abbiamo deciso così di scendere verso la Marina, animatissima ma senza bancarelle. Siamo entratii in uno di quei negozi dedicati, se così si può dire, ai turisti mordi e fuggi delle crociere. Anche qui prezzi proibitivi. Per farvi un esempio, il barattolino di bottarga di muggine da 100 g. si aggirava intorno agli 11 euro; il patè di carciofi da 90 g. a 6,50 e così via.  Non la trovo una buona accoglienza.

Mi torna alla mente il ricordo di due anni fa , in un ristorantino proprio della Marina, che un gruppo di crocieristi si è alzato in blocco da un tavolo lasciando i piatti praticamente pieni. Noi seduti  al tavolo accanto abbiamo captato la lamentela  sul fatto che i malloreddus erano immangiabili , forse per la cottura, e per il prezzo altissimo. In compenso anche noi avevamo lasciato un piatto di pesce che puzzava a distanza e davanti alla richiesta di una spiegazione la risposta è stata che c’era troppa gente. Non credo che la puzza del pesce dipendesse dal flusso dei turisti, bensì dalla voglia di far passare per buono anche gli avanzi o il cibo congelato da troppo tempo, “tanto  quella clientela non ritorna“.

Comunque , a parte i ricordi abbiamo proseguito il giro recandoci verso i mercatini situati all’interno dell’ex Liceo artistico.  Anche qui c’erano tantissime cose realizzate con fantasia. Primo e secondo piano. In quest’area ho potuto finalmente acquistare i pensierini Natalizi: piccole cose raffinate e  originali. Ho trovato anche lo stand della mio marchio preferito Anomalye  della designer cagliaritana Giorgia Luppi , dove ho completato i miei acquisti.

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