Articolo taggato “vinalcool”

In occasione della tappa ciclistica cagliaritana del Giro d’Italia, i cronisti sportivi di RAI DUE nel ricordare i 100 anni del giro, porgono in diretta gli auguri al campione di equitazione cagliaritano  Paolo Racugno che oggi compie cento anni.

In questo ultimo mio video di una lunga intervista, Paolo Racugno completa il suo racconto sull’ascesa della dinastia Capra con la Vinalcool di cui lui stesso è stato amministratore.

Nell’ultima parte dell’intervista il suo viso si illumina quando parla dei suoi due nipoti Francesco e Paolo : il primo, campione di equitazione e di lotta greco romana, e il secondo oggi medico cardiologo.

Potrete visualizzare tutti i video anche su Memoro – La banca della memoria

 

Video importato

YouTube Video

Tag:, , , , , , , ,

Comments Nessun commento »

Paolo Racugno invita Gigi Riva a visitare lo stabilimento dell’Ichnusa

Giovanni Battista Capra capostipite

Ecco un nuovo capitolo della mia lunga intervista al centenario Paolo Racugno, campione di equitazione ma anche dirigente d’Azienda.  In questo capitolo si tratta proprio del secondo aspetto della sua vita. Lui infatti, dopo essere stato dirigente del CONI  è entrato a far parte dell’azienda  VINALCOOL società che ha acquistato e diffuso la birra Ichnusa. Racugno racconta tutta la storia,vissuta in parte in prima persona essendosi sposato con una discendente della dinastia Capra, famiglia di imprenditori tra i più importanti in Sardegna. Grazie a loro i prodotti sardi sono stati esportati non solo nella penisola italiana ma anche all’estero. La capacità imprenditoriale del capostipite Giovanni Battista Capra (mio Trisavolo) e stata determinante. Fra i tanti figli  , uno in particolare  Amsicora Capra, è riuscito a far crescere l’azienda di famiglia legata ai vini e liquori . Grazie a lui si devono i primi trasportio in Sardegna. Per poter importare le sue merci e quelle degli imprenditori legati alla sua società, divenne un armatore. Per le sue navi vennero create delle linee di navigazione che trasportavano anche civili. Fu inoltre il primo a creare un collegamento tra la città di Cagliari e il Poetto realizzando la linea tranviaria.  Ho sempre sentito raccontare questa storia nella mia famiglia, in particolare da mia nonna discendente della famiglia Capra, ma forse ero troppo piccola per capire la grande importanza che questi miei avi hanno avuto nella storia commerciale della  mia isola.

Ascoltando la storia raccontata da Paolo Racugno, mi sono venute alla mente le telenovelas sudamericane degli anni 80, quelle storie che ci hanno fatto conoscere  lo sviluppo economico di quei paesi attraverso le storie familiari.  Chissà se c’è  fra i lettori qualche produttore o regista disposto a rischiare per una fiction da poter così far conoscere in maniera più capillare la storia di questa famiglia così imprtante per lo sviluppo dell’economia sarda. Oltre ad Ansicora anche gli altri fratelli (tra i quali mio bisnonno)  erano parte dell’azienda, anche se in diversi settori come il grano e la sua trasformazione in pasta.

Potrete trovare tutte le mie videointerviste a Paolo Racugno ma anche a tanti altri cagliaritani, oltre che in questo mio blog  anche nel sito MEMORO – Banca della memoria.

L’imprenditore Alessandro Zecchino ha creato un museo itinerante sulla storia del birrificio Ichnusa, comprando e allestendo un bus  con centinaia di bottiglie e lattine ritrovate o acquistate  in giro per la Sardegna.

Video importato

YouTube Video

Tag:, , , , , , ,

Comments Nessun commento »

Il 1° dicembre 2014 è stata depositata in Consiglio Comunale una proposta volta al fine di dedicare il nuovo lungomare del Poetto (pista ciclabile/pedonale) all’imprenditore Cagliaritano Amsicora Capra.
Il motivo risiede nel fatto che, oltre che essere stato “il primo industriale moderno” in Sardegna (cit.), fu colui che, con la costruzione della tramvia, ha portato tutti i Cagliaritani da Giorgino al Poetto.
Infatti dove prima non esisteva niente oltre che la spiaggia e lo stagno, costruì la strada ferrata; e solo dopo vennero installati gli stabilimenti del “Lido” del “D’Aquila” e gli altri minori, e insieme a loro i tanto amati “Casotti“.
Sembra doveroso intitolare a quest’uomo, che fu il fondatore dell’attuale CTM, della Vinalcol, e dell’Ichnusa, e che creò migliaia di posti di lavoro in un periodo di crisi, una via o una piazza della città.
E sembra ragionevole valutare che la scelta debba cadere proprio su questo lungomare di prossima inaugurazione.
Questa pagina è volta a informare le persone sulla storia di noi Cagliaritani e in particolare sulla sua e a invitarvi ad unirvi a questa nobile causa.

Amsicora Capra nacque nel 1870 in Sardegna e morì nel 1930:
Morì proprio perché nessuno volle regalar a lui, ciò che Ugo Foscolo definì come immortalità, il ricordo….. Se una persona viene ricordata dopo la morte avrà la vita eterna poiché il suo ricordo sarà sempre vivo
Verso la fine del 800 la Sardegna aveva circa 650 mila residenti, numero che andò a crescere nei primi del 900: la Vinalcol, la birraria Ichnusa, La società Anonima transatlantica con ben 6 piroscafi per le attività di import/esport crearono migliaia e migliaia di posti di lavoro in tutta la Sardegna, considerando che grazie alla sua ideologia di unione tra Aziende produttrici riuscì a far crescere la produzione e favorire le esportazioni del settore vinicolo e agricolo.
Il fiuto impeccabile di questo imprenditore lo aiutò a trasformare dei capitali iniziali in cifre astronomiche, che egli utilizzò per investimenti:
nel 1909 quando la società delle tramvie fondata da Luigi Merello era in crisi, a seguito della rivolta dei braccianti,i tram venivano gettati in mare, Amsicora prese le redini, battezzandola Tramvia del Campidano, ridisegnando la rete filotramviaria della città, non a caso diede luce sul Poetto fino ad allora non sfruttato, diede anche fondi di beneficenza per la costruzione del lido e del Daquila. Tra il 1909 ed il 1910 due imprenditori, Giorgetti e Birocchi, aprirono la birraria Ichnusa, che andò in fallimento nel giro di un anno e nel 1911 di incontrarono casualmente in un tribunale Amsicora Capra che prese in mano la Birraria che riapri’ nei primi mesi del 12…
Creò anche FILIALI in alcune regioni Italiane, si Spinse anche in Germania…
Durante la Ricerca del Materiale per creare il museo itinerante Aim Amsicora Ichnusa Museum, oltre l’80 percento delle persone conosciute avevano uno o più parenti che hanno lavorato per una delle sue attività…
Tramite Alcuni Nipoti sono riuscito a leggere lettere scritte alla Moglie durante i suoi Spostamenti di affari in Italia e all’estero, in queste traspare la figura di uomo religioso, di sani principi, dedito alla Famiglia ed al Lavoro…
Sarebbe un peccato non venga preso come esempio in un periodo come questo, dove si pensa a se stessi.

Pagina facebook  

Tag:, , , , , , ,

Comments 2 Commenti »

Amsicora Capra, il padre dell’Ichnusa, dovrebbe essere ricordato dalla capitale della Sardegna. A tal proposito, il consigliere Enrico Lobina ha inviato una lettera al Sindaco. Ve la propongo.

Alla c.a. del Sindaco di Cagliari

 Massimo Zedda

 dell’Assessore agli Affari Generali

 Anna Paola Loi

 SEDE

Oggetto: Un omaggio di Cagliari ad Amsicora Capra

Gentile Sindaco e Gentile Assessore,

vi contatto per chiedervi di valorizzare la figura di Amsicora Capra, dedicandogli in modo permanente un punto o una targa sita in un luogo della nostra città.

Si tratta di un riconoscimento doveroso. Amsicora Capra è stato un ottimo esponente dei ceti produttivi cagliaritani e, per diverse ragioni, uno dei più brillanti imprenditori sardi del XX secolo. La sua Vinalcol nacque come piccola e rinomata cantina fondata dal padre. Sotto la gestione di Amsicora, in pochi anni, arrivò ad essere una grossa azienda composta da grandi distillerie e numerose cantine. La Vinalcol di quegli anni creò occupazione, riuscendo quasi da sola a risollevare l’intero comparto viticolo sardo durante la crisi del secondo decennio del ’900 e arrivando ad esportare e diffondere la qualità dei prodotti vinacei sardi in giro per il mondo, dall’est Europa al nord Africa.

Nel 1912, sempre a Cagliari, fondò il primo stabilimento dell’Ichnusa. Si decise, nel 1963, di costruire una nuova unità produttiva ad Assemini, zona ricca di falde acquifere: lo stabilimento divenne operativo a partire dal 1967, ed è il primo in assoluto, in Italia, ad installare serbatoi di fermentazione cilindro-conici verticali.

L’azienda, sebbene a capitale olandese dal 1986, continua a creare occupazione diretta e di indotto in tutta l’isola e altrove. Oggi lo stabilimento di Assemini, tra Ichnusa e altri marchi del gruppo proprietario, è in grado di produrre 650.000 ettolitri di birra all’anno occupando circa 90 persone.

Già per questi motivi, si giustificherebbe ampiamente che a Capra si dedicasse uno spazio nel capoluogo sardo. Ma Capra è stato un grande imprenditore ed esportatore anche grazie al sapiente utilizzo dei mezzi di trasporto via terra e via mare, arrivando ad avere una flotta di battelli a vapore di proprietà e ad acquistare numerose linee di trasporto tramviario. Insomma, Amsicora Capra è stato un vero capitano d’industria con capacità visionarie e una dinamica capacità di sfruttare il progresso tecnologico e applicarlo al proprio modello industriale.

Capra è un esempio di ceto produttivo vincente e anti-parassitario, di quella specie che oggi in Sardegna manca quasi totalmente e al quale la mia cultura politica, sempre protesa alla tutela del mondo del lavoro piuttosto che del capitale, riconosce una valenza sociale importante.

Proprio per questa sua grandissima capacità di far crescere sviluppo industriale, profitti e benessere nel proprio territorio, chiedo che vi sia una targa a lui dedicata o l’intitolazione di un luogo.

Come esponente politico dell’attuale amministrazione cagliaritana, se fosse condivisa, appoggerei questa scelta e mi adopererei, per quanto mi compete, affinché si facciano i passaggi per realizzarla.

Resto a disposizione.

Distinti saluti,

Enrico Lobina

Le foto di Amsicora Capra soono state gentilmente messe a disposizione da Claudia De Matteis

 

 

 

Tag:, , , , , , , , , ,

Comments Nessun commento »

Con questa ultima puntata si conclude l’affascinate storia della dinastia Capra  che tanto fece per l’economia della nostra Sardegna. Lo studioso e discendente Luca Porru, attraverso le sue ricerche, è  potuto così arrivare a dare un quadro completo di tutta la storia che troverete   a puntate in questa pagina link.

Questa puntata si è arricchita anche di una meravigliosa foto, probabilmente risalente al 1860, che ritrae Giovanni Battista in vesti di garibaldino, mio trisavolo , da cui discende appunto anche Luca Porru e la proprietaria della foto Barbara Capra, la quale sottolinea che si tratta di una stampa su latta.

 Genealogia della famiglia Capra. Terza e ultima puntata

 di Luca Porru

 Tra tutti i figli di Giovanni Battista Capra e di Anna Randaccio, l’unico maschio di cui sia certa una discendenza è Salvatore, nato a Cagliari il 5 maggio 1785 e morto a Cagliari il 21 luglio 1850. Salvatore continuò i commerci lasciati dal padre, incrementando notevolmente le ricchezze della famiglia. Ebbe una numerosissima discendenza; dalla prima moglie Giuseppa Lecis, morta nel 1830 ebbe dieci figli, che ebbero a loro volta discendenza. Dalla seconda, Angela Ritzu, ( sepolta nel cimitero monumentale di Bonaria, nel quale è oggi visibile un suo bassorilievo opera del Fadda) sposata l’anno successivo ne ebbe almeno otto che si suddivisero ulteriormente nei rami Licheri- Capra, Capra-Ramo, Capra-Besson ( Iglesias) e Capra-Viganigo, da cui proviene la discendenza di cui parliamo.

 Su Giovanni Battista Capra Ritzu, nato a Cagliari il 12 settembre 1833 e morto a Quartu s. Elena il 30 dicembre 1899 si è scritto parecchio, e da valenti storici, basterebbe citare Paolo Fadda e Lorenzo del Piano. Molti di questi studi riguardano l’attività vitivinicola che portò il Capra a partecipare a numerosi premi e mostre internazionali, esportando vino in varie zone d’Europa e che diede il primo impulso a quell’idea che poi si realizzò compiutamente, grazie al genio di suo figlio Amsicora, nella società anonima Vinalcool, a partire dal primo quindicennio del Novecento. Se i successi dei Capra in ambito imprenditoriale sono noti, meno note, e spesso travisate, sono le sue imprese garibaldine. Sull’omonimia con un altro garibaldino ho già parlato, mentre vorrei gettare una luce diversa, dal momento che la storia si fa con i documenti, su una carta che illustra la partecipazione di G.B Capra alle ultime imprese garibaldine. Dal momento che circola on line una copia di questa carta, sarebbe cosa lodevole conoscerne l’autore, e su questa base, oltre che sulla grafia usata, cercare di risalire all’autenticità del suo contenuto. Molti anni fa ebbi modo di leggere una copia di questo scritto autografo, già circolante nella famiglia Capra. Mi ero proposto di trascriverla per agevolarne la lettura agli utenti del blog Sa Casteddaia, curato splendidamente dalla mente di questa iniziativa, Alessandra Atzori. Qualche giorno di ferie e la lettera compare su Facebook. Potenza e velocità della rete…

 Questo il contenuto della carta, trascritta integralmente e senza correzioni:

 Giovanni Battista Capra Ritzu ex tenente garibaldino prese moglie a 19 anni, e nel 1860 lasciò la famiglia con due figli in casa del ricchissimo suo suocero e se ne scapò assieme al suo amico Antonio Ponsiglioni..scaparono da Cagliari andando a piedi alla punta Capo Carbonara, là trovarono pronta una grossa barca, comandata da un lupo di mare e come marinai altri due giovani. Sbrogliate le vele col vento favorevole, dopo due giorni sbarcarono in territorio napoletano. Dopo lungo cammino e con l’aiuto di una guida andarono a finire sull’imbrunire in una casa di campagna dove erano accampati i volontari di Garibaldi; avvicinatosi a loro un graduato, li dissero che a mezzo d’una barca venivano da Cagliari e che chiedevano di far parte dei volontari di Garibaldi. Il graduato si recò dal Generale raccomandando di presentarsi i due giovanotti alla mattina appresso verso le sei. Stanchi e sfiniti si riposarono, presentandosi alla mattina al Generale dicendo la loro peripezia di essere scapati dalla famiglia e di avere attraversato con pericolo il mare. Il Generale dopo che gli ascoltò disse loro : Bravi: siete dei coraggiosi vi voglio sempre al mio fianco. Dopo alcuni giorni ch’erano affluiti a migliaia i volontari Garibaldi iniziò la battaglia contro i Borboni, dove fin da principio avanzavano sempre. Il Capra è stato il primo che passo il Ponte Valle e poi gli altri volontari, questo è stato la sera del 6 settembre 1860, dove di nascosto era scapato Francesco 2° per rinchiudersi nelle fortezze di Gaeta. Il giorno 7 Settembre il Generale Garibaldi assieme ai suoi volontari entrò trionfante e aplaudito a Napoli. Il 18 settembre il Capra non vide più il Ponsiglioni ma il 1° Ottobre si trovarono stanchi e neri in faccia si abbraciarono e baciarono della contentezza.

 Il 10 Novembre dopo il riposo dall’aspra battaglia essendo Garibaldi inferiore di numero del nemico il Generale chiamò il Capra dicendogli che l’aveva promosso al grado di Tenente dei Garibaldini per merito di guerra; il Capra con le lacrime ringraziò e prima che fece ritorno in Sardegna chiamato nuovamente dal Generale gli disse: Prendi la spada e ritorna alla tua Cagliari e tienti pronto ad ogni mio avviso. Il Capra rispose: non dubiti Generale sarò sempre ai suoi ordini. Il 25 Novembre 1861 ricevette una lettera del Generale da Caprera dove lo pregava di procurargli almeno 500 vite di malvagia, il Capra con grande premura le procurò e le portò lui stesso a Caprera per piantare il vignetto. Il Generale tutto contento non sapeva come ricambiare il favore, dove in cambio il Capra gli chiese di essere padrino del bimbo, o bimba che attendeva la sua moglie Vittoria Viganigo. Con tutta premura il generale fece chiamare dalla Maddalena il notaio Gerolamo Sircana e firmò una procura al commerciante Enrico Serpieri.

 Questo è quanto; chi ha scritto il documento? Quando è stato scritto? La carta è anonima, potrebbe essere un autografo di Giovanni Battista Capra in persona oppure potrebbe averlo scritto uno dei suoi figli, magari basandosi sui ricordi paterni? Non lo so. Posseggo diversi documenti notarili di Giovanni Battista Capra e la grafia usata in questo è oggettivamente simile; una grafia molto comune all’epoca e confrontandola con altri scritti familiari coevi sembrerebbe risalire tra la seconda metà dell’Ottocento e i primi del Novecento. Vediamo di ragionarci su con metodo storico. In esso si parla del suo matrimonio a 19 anni. Nei documenti d’archivio la data del matrimonio con Vittoria Viganigo Belfiori è del 18 ottobre 1856, per cui, essendo il Capra nato nel 1833 di anni ne doveva avere 23 e non 19. Potrebbe sembrare una cosa di poco conto, ma mi viene difficile pensare che, se il documento fosse un autografo di Giovanni Battista Capra, egli non fosse a conoscenza dell’età che aveva in cui si sposò. Stiamo parlando di una persona molto intraprendente, di media cultura e sicuramente di un accorto lettore. Questo mi fa ipotizzare che il documento sia stato scritto da altra mano. Perchè poi scrivere in terza persona? Ricordare, a buon diritto, di aver preso parte alle imprese garibaldine, avrebbe potuto spingerlo a parlare di se in prima persona, come altri garibaldini fecero, ricordando quei giorni epici, ad esempio Costa. Ho sempre subito il fascino di questo mio antenato e l’idea che avesse partecipato alle battaglie per l’indipendenza della Nazione, mi rendeva orgoglioso di discendere da una tale schiatta. Ma ho anche sempre avuto la passione della ricerca storica e nel corso dei miei studi ho sempre visto come la cronaca si serva dei racconti orali, a volte ingranditi per potenziare la mitica e la retorica delle grandi battaglie, pubbliche e private. Negli anni passati a fare ricerche sulla famiglia Capra ho avuto modo di consultare molti archivi e diversi portali on line di archivi nazionali. Nell’elenco ufficiale dei garibaldini non ho mai visto il suo nome e nell’elenco apparso sulla Gazzetta Ufficiale del 12 novembre 1878 non figura. Figura invece, e senza possibilità di errore, suo fratello Vincenzo Capra Ritzu ( 1840-1900),iscritto alla 18ma Divisione Bixio, col numero 44 e con il grado di Luogotenente ( Fonte:Archivio di Stato di Torino, Ministero della Guerra, Esercito Italia Meridionale, Ruoli Matricolari, Mazzo 37, registro 207 bis 3). Vincenzo non è il solo dei fratelli Capra presenti nei fondi archivistici nazionali. Vi è pure Raimondo, nato a Cagliari e residente a Genova, citato come ex Commissario di Sanità Marittima ( fonte Archvio di Stato di Genova, Intendenza generale di Genova, Passaporti, Faldone 24, Reg. 541). Vi sono poi altri Capra, non sardi, uno di San Matteo e uno di Pavone Canavese, che riportiamo solo per dovere di cronaca. Per quanto riguarda il battesimo di suo figlio Garibaldi per procura del Generale, la notizia è vera ed è certificata dall’atto di battesimo, come consta dal mandato del regio notaio pubblico Gerolamo Sircana del primo settembre 1861 nell’isola di Caprera ( Fonte, Quinque Librorum Parrocchia di sant’Eulalia, Cagliari n. 46 pag. 78, n. 267)

 Se durante l’esistenza terrena di Giovanni Battista Capra fosse stata notoria la sua appartenza ai combattenti garibaldini, nel suo atto di morte pubblicato sull’Unione Sarda l’ultimo giorno del 1898, non vi è traccia di questi trascorsi: ” Ieri cessava di vivere il proprietario G. B. Capra Ritzu, uno dei più attivi produttori del Campidano. Con lui s’è spenta una esistenza tutta dedicata al lavoro e a alle più commendevoli iniziative. Fu uno dei produttori enologici che seppero dar incremento all’industria e accreditare di là dal mare i loro prodotti. Lo accompagna nella tomba un’eco profonda di rimpianto. La salma stamane su un carro di 2a classe fu trasportata alla chiesa parrocchiale di Quartu Sant’Elena, dove domani si celebreranno i funerali”

l questi casi il rispetto della verità storica, almeno in assenza di notizie diverse, impone una certa cautela. Del resto, tra i discendenti di Giovanni Battista Capra figura un grande studioso, Carlo Capra, ordinario di Storia Moderna all’Università di Milano. Ho sempre avuto stima dell’onestà morale e intellettuale del mio antenato e non credo che si possa essere impossessato di meriti non suoi; avrà finanziato le spedizioni di Garibaldi? Probabile. Avrà partecipato direttamente alle imprese di cui parla questa carta familiare? Possibile, ma prima di dare certezze, aspettiamo qualche storico che, volendosi cimentare in questa impresa, risolva l’arcano e porti la verità in quella che oggi è solo un’antica, affascinante leggenda familiare.

 Luca Porru

Tag:, , , , , , , , , , , , , ,

Comments 2 Commenti »