Articolo taggato “storia”

Una delle trasmissioni più longeve della RAI, “Sereno Variabile”, condotta da Alberto Bevilacqua“, sbarca a Cagliari. Il giornalista si sofferma nelle zone caratteristiche del nostro capoluogo presentando le  bellezze della nostra città: Dalla bellissima spiaggia del Poetto, al mercato ittico più vario del mediterraneo: “San Benedetto”; le passeggiate e il centro storico; la città sotterranea con Marcello Polastri, le tradizioni e la bellezza tutta nostra dei fenicotteri e dei suoi parchi nel centro della città. Per chi non avesse visto la puntata ecco il link per rivederla SERENO VARIABILE

 

 Per chi volesse alloggiare a Cagliari ecco alcuni link di BeB nel centro città

ATTICO BIANCO

AFFITTACAMERE  CASTELLO

Vicino alla spiaggia del Poetto

LE DIMORE DEL SOLE

A un passo dalla bellissima spiaggia di Chia

CASAVASCO

 

 

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La ZEDDA PIRAS nasce nel 1854 ad opera di Francesco Zedda, che associa
al cognome paterno
(Zedda) quello materno (Piras) per distinguere la propria attività da quella di alcuni altri operatori del medesimo settore con lo stesso cognome.

II primo stabilimento vinicolo nasce dunque nelle vicinanze di Cagliari e si dota subito di una organizzazione commerciale in Sardegna, in Italia e all’Estero.

La vecchia sede , che si trovava nell’attuale  viale Ciusa all’incrocio con Via Biasi, è in completa trasformazione. Sorgeranno infatti nuove abitazioni, negozi e uffici.

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Tempo fa ho cominciato a raccontare in questo blog la storia dei miei avi: I Capra. Tra storia e leggenda con l’aiuto dei tanti parenti sono riuscita a scoprire tante cose che riguardano le mie  radici. Ho aperto una pagina facebook che ad oggi ha raccolto 51 discendenti  . Oggi sul quotidiano sardo è uscito l’articolo che pubblico di seguito e riguarda uno dei fratelli del mio bisnonno, Amsicora, che fondò il birrificio Ichnusa. Potrò quindi rivivere attraverso un museo itinerante altre interessanti avventure dei miei avi.

La storia del birraio Capra rivivrà in un museo mobile

 Imprenditore organizza un’esposizione itinerante su un bus

 Il consigliere comunale Enrico Lobina propose al sindaco Massimo Zedda di dedicargli una via o una piazza, un concessionario di birra rilancia: un museo. «Mobile», precisa Alessandro Zecchino, 36 anni, residente a Monastir, sposato, un figlio.

«Tutta la storia della famiglia Capra, e della Cagliari che lui conobbe e in parte contribuì a far crescere con la sua attività imprendi

LA SCELTA Perché Amsicora Capra? «Mi ha sempre affascinato la sua figura e quel che ha fatto con le aziende che ha creato: con il birrificio Ichnusa in via Bacaredda, la società tramviaria e quella di battelli ha mostrato di essere un grande industriale». Ci sono stati anche altri ottimi imprenditori: «Ma la storia di Capra è particolare». Lo è stata, giura Zecchino, fin dalle origini: «Ho fatto delle ricerche e scoperto che nel 1700 i Capra giunsero in Sardegna per caso. Erano proprietari di un bastimento e un naufragio li costrinse a sbarcare a Quartu. Amsicora giurò che avrebbe vissuto dove la nave avesse toccato terra e così fece».

IL PROGETTO L’idea del museo dopo un sogno. «L’agosto scorso ho cominciato a dare forma al progetto. Sto per definire l’acquisto di un pullman lungo quanto i bus-passeggeri che circolano in città». Sarà l’edificio del museo: «All’interno esporrò i reperti che ho trovato in giro per il mondo». Pezzi che raccontano i prodotti, la vita e le iniziative di Amsicora ma anche di Cagliari base delle iniziative industriali della famiglia Capra.
I GIOIELLI «Ho trovato materiale in Australia, Israele, Polonia. Foto storiche di Cagliari, copie storiche dell’Unione Sarda, bottiglie di birra prodotte decine d’anni fa». L’oggetto più vecchio: «Una cassa di birra del 1912, con la paglia per coibentare le bottiglie da 50 centilitri. Un altro oggetto antico e prezioso: una carriola in legno del 1920 con tanto di targhetta che ne attesta l’omologazione al trasporto della birra». Dopo il progetto e i contatti la ricerca di soci: «Mi sto autofinanziando ma cerco collaboratori. Chiunque potrà dare un contributo: da una firma a un oggetto che racconti la storia industriale dei Capra. Sono certo che la mia iniziativa creerà un po’ di occupazione: penso alla presenza del museo nelle sagre». Nascerà anche un fumetto: «Amsicora sarà il guerriero protagonista delle storie». Pietro Picciau

Fonte: L’Unione Sarda

Qui tutti gli articoli di questo blog riguardanti I CAPRA

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Ho trovato questa foto in mezzo ad un programma di sala di una Stagione Lirica al Teatro Massimo del 1974. Mi ha incuriosito ed ho voluto documentarmi riguardo la sua storia. Ho trovato le notizie che riporto sotto.  Confesso di non esserci mai stata. Se dovesse capitare scriverò  la mia recensione.

L’Antica Hostaria ha origini lontanissime. Nasce nel 1852 come locanda con stallaggio. Vi si fermavano le carrozze dei ricchi proprietari dell’interno Sardegna che convenivano in città per affari e fiere. Ai primi del ’900 diviene un’osteria famosa per alcuni piatti poveri cagliaritani e così sino al 1972 quando viene acquistata dai coniugi Antonello e Lilli Floris. Un matrimonio perfetto anche sotto l’aspetto professionale.

Il locale viene chiamato “Antica Hostaria” per rispetto alla tradizione che annovera questo  ristorante come il più antico della città e nel contempo per continuare una tradizione nobile ed affascinante come la “buona cucina” delle antichissime ricette sarde, elevate con fantasia e creatività. Nel 1983 vine a far parte della collaborazione come dipentente Mura Antonio che ne cura la professionalità e le modalità di gestione, fino a diventare titolare del Ristorante nel 2006.

Il ristorante da anni vanta le primizie di stagione quali tartufo bianco d’Alba, ovoli e porcini. Durante l’anno potete gustare tutte le qualità di pesce cucinate in diversi modi, ricetta preferita: spigola o orata allo spumante e zafferano, pesce San Pietro al forno con porcini di stagione.

Sotto una foto della via Cavour datata 1905

foto tratta dal sito http://www.sardegnadigitallibrary.it

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Con questa ultima puntata si conclude l’affascinate storia della dinastia Capra  che tanto fece per l’economia della nostra Sardegna. Lo studioso e discendente Luca Porru, attraverso le sue ricerche, è  potuto così arrivare a dare un quadro completo di tutta la storia che troverete   a puntate in questa pagina link.

Questa puntata si è arricchita anche di una meravigliosa foto, probabilmente risalente al 1860, che ritrae Giovanni Battista in vesti di garibaldino, mio trisavolo , da cui discende appunto anche Luca Porru e la proprietaria della foto Barbara Capra, la quale sottolinea che si tratta di una stampa su latta.

 Genealogia della famiglia Capra. Terza e ultima puntata

 di Luca Porru

 Tra tutti i figli di Giovanni Battista Capra e di Anna Randaccio, l’unico maschio di cui sia certa una discendenza è Salvatore, nato a Cagliari il 5 maggio 1785 e morto a Cagliari il 21 luglio 1850. Salvatore continuò i commerci lasciati dal padre, incrementando notevolmente le ricchezze della famiglia. Ebbe una numerosissima discendenza; dalla prima moglie Giuseppa Lecis, morta nel 1830 ebbe dieci figli, che ebbero a loro volta discendenza. Dalla seconda, Angela Ritzu, ( sepolta nel cimitero monumentale di Bonaria, nel quale è oggi visibile un suo bassorilievo opera del Fadda) sposata l’anno successivo ne ebbe almeno otto che si suddivisero ulteriormente nei rami Licheri- Capra, Capra-Ramo, Capra-Besson ( Iglesias) e Capra-Viganigo, da cui proviene la discendenza di cui parliamo.

 Su Giovanni Battista Capra Ritzu, nato a Cagliari il 12 settembre 1833 e morto a Quartu s. Elena il 30 dicembre 1899 si è scritto parecchio, e da valenti storici, basterebbe citare Paolo Fadda e Lorenzo del Piano. Molti di questi studi riguardano l’attività vitivinicola che portò il Capra a partecipare a numerosi premi e mostre internazionali, esportando vino in varie zone d’Europa e che diede il primo impulso a quell’idea che poi si realizzò compiutamente, grazie al genio di suo figlio Amsicora, nella società anonima Vinalcool, a partire dal primo quindicennio del Novecento. Se i successi dei Capra in ambito imprenditoriale sono noti, meno note, e spesso travisate, sono le sue imprese garibaldine. Sull’omonimia con un altro garibaldino ho già parlato, mentre vorrei gettare una luce diversa, dal momento che la storia si fa con i documenti, su una carta che illustra la partecipazione di G.B Capra alle ultime imprese garibaldine. Dal momento che circola on line una copia di questa carta, sarebbe cosa lodevole conoscerne l’autore, e su questa base, oltre che sulla grafia usata, cercare di risalire all’autenticità del suo contenuto. Molti anni fa ebbi modo di leggere una copia di questo scritto autografo, già circolante nella famiglia Capra. Mi ero proposto di trascriverla per agevolarne la lettura agli utenti del blog Sa Casteddaia, curato splendidamente dalla mente di questa iniziativa, Alessandra Atzori. Qualche giorno di ferie e la lettera compare su Facebook. Potenza e velocità della rete…

 Questo il contenuto della carta, trascritta integralmente e senza correzioni:

 Giovanni Battista Capra Ritzu ex tenente garibaldino prese moglie a 19 anni, e nel 1860 lasciò la famiglia con due figli in casa del ricchissimo suo suocero e se ne scapò assieme al suo amico Antonio Ponsiglioni..scaparono da Cagliari andando a piedi alla punta Capo Carbonara, là trovarono pronta una grossa barca, comandata da un lupo di mare e come marinai altri due giovani. Sbrogliate le vele col vento favorevole, dopo due giorni sbarcarono in territorio napoletano. Dopo lungo cammino e con l’aiuto di una guida andarono a finire sull’imbrunire in una casa di campagna dove erano accampati i volontari di Garibaldi; avvicinatosi a loro un graduato, li dissero che a mezzo d’una barca venivano da Cagliari e che chiedevano di far parte dei volontari di Garibaldi. Il graduato si recò dal Generale raccomandando di presentarsi i due giovanotti alla mattina appresso verso le sei. Stanchi e sfiniti si riposarono, presentandosi alla mattina al Generale dicendo la loro peripezia di essere scapati dalla famiglia e di avere attraversato con pericolo il mare. Il Generale dopo che gli ascoltò disse loro : Bravi: siete dei coraggiosi vi voglio sempre al mio fianco. Dopo alcuni giorni ch’erano affluiti a migliaia i volontari Garibaldi iniziò la battaglia contro i Borboni, dove fin da principio avanzavano sempre. Il Capra è stato il primo che passo il Ponte Valle e poi gli altri volontari, questo è stato la sera del 6 settembre 1860, dove di nascosto era scapato Francesco 2° per rinchiudersi nelle fortezze di Gaeta. Il giorno 7 Settembre il Generale Garibaldi assieme ai suoi volontari entrò trionfante e aplaudito a Napoli. Il 18 settembre il Capra non vide più il Ponsiglioni ma il 1° Ottobre si trovarono stanchi e neri in faccia si abbraciarono e baciarono della contentezza.

 Il 10 Novembre dopo il riposo dall’aspra battaglia essendo Garibaldi inferiore di numero del nemico il Generale chiamò il Capra dicendogli che l’aveva promosso al grado di Tenente dei Garibaldini per merito di guerra; il Capra con le lacrime ringraziò e prima che fece ritorno in Sardegna chiamato nuovamente dal Generale gli disse: Prendi la spada e ritorna alla tua Cagliari e tienti pronto ad ogni mio avviso. Il Capra rispose: non dubiti Generale sarò sempre ai suoi ordini. Il 25 Novembre 1861 ricevette una lettera del Generale da Caprera dove lo pregava di procurargli almeno 500 vite di malvagia, il Capra con grande premura le procurò e le portò lui stesso a Caprera per piantare il vignetto. Il Generale tutto contento non sapeva come ricambiare il favore, dove in cambio il Capra gli chiese di essere padrino del bimbo, o bimba che attendeva la sua moglie Vittoria Viganigo. Con tutta premura il generale fece chiamare dalla Maddalena il notaio Gerolamo Sircana e firmò una procura al commerciante Enrico Serpieri.

 Questo è quanto; chi ha scritto il documento? Quando è stato scritto? La carta è anonima, potrebbe essere un autografo di Giovanni Battista Capra in persona oppure potrebbe averlo scritto uno dei suoi figli, magari basandosi sui ricordi paterni? Non lo so. Posseggo diversi documenti notarili di Giovanni Battista Capra e la grafia usata in questo è oggettivamente simile; una grafia molto comune all’epoca e confrontandola con altri scritti familiari coevi sembrerebbe risalire tra la seconda metà dell’Ottocento e i primi del Novecento. Vediamo di ragionarci su con metodo storico. In esso si parla del suo matrimonio a 19 anni. Nei documenti d’archivio la data del matrimonio con Vittoria Viganigo Belfiori è del 18 ottobre 1856, per cui, essendo il Capra nato nel 1833 di anni ne doveva avere 23 e non 19. Potrebbe sembrare una cosa di poco conto, ma mi viene difficile pensare che, se il documento fosse un autografo di Giovanni Battista Capra, egli non fosse a conoscenza dell’età che aveva in cui si sposò. Stiamo parlando di una persona molto intraprendente, di media cultura e sicuramente di un accorto lettore. Questo mi fa ipotizzare che il documento sia stato scritto da altra mano. Perchè poi scrivere in terza persona? Ricordare, a buon diritto, di aver preso parte alle imprese garibaldine, avrebbe potuto spingerlo a parlare di se in prima persona, come altri garibaldini fecero, ricordando quei giorni epici, ad esempio Costa. Ho sempre subito il fascino di questo mio antenato e l’idea che avesse partecipato alle battaglie per l’indipendenza della Nazione, mi rendeva orgoglioso di discendere da una tale schiatta. Ma ho anche sempre avuto la passione della ricerca storica e nel corso dei miei studi ho sempre visto come la cronaca si serva dei racconti orali, a volte ingranditi per potenziare la mitica e la retorica delle grandi battaglie, pubbliche e private. Negli anni passati a fare ricerche sulla famiglia Capra ho avuto modo di consultare molti archivi e diversi portali on line di archivi nazionali. Nell’elenco ufficiale dei garibaldini non ho mai visto il suo nome e nell’elenco apparso sulla Gazzetta Ufficiale del 12 novembre 1878 non figura. Figura invece, e senza possibilità di errore, suo fratello Vincenzo Capra Ritzu ( 1840-1900),iscritto alla 18ma Divisione Bixio, col numero 44 e con il grado di Luogotenente ( Fonte:Archivio di Stato di Torino, Ministero della Guerra, Esercito Italia Meridionale, Ruoli Matricolari, Mazzo 37, registro 207 bis 3). Vincenzo non è il solo dei fratelli Capra presenti nei fondi archivistici nazionali. Vi è pure Raimondo, nato a Cagliari e residente a Genova, citato come ex Commissario di Sanità Marittima ( fonte Archvio di Stato di Genova, Intendenza generale di Genova, Passaporti, Faldone 24, Reg. 541). Vi sono poi altri Capra, non sardi, uno di San Matteo e uno di Pavone Canavese, che riportiamo solo per dovere di cronaca. Per quanto riguarda il battesimo di suo figlio Garibaldi per procura del Generale, la notizia è vera ed è certificata dall’atto di battesimo, come consta dal mandato del regio notaio pubblico Gerolamo Sircana del primo settembre 1861 nell’isola di Caprera ( Fonte, Quinque Librorum Parrocchia di sant’Eulalia, Cagliari n. 46 pag. 78, n. 267)

 Se durante l’esistenza terrena di Giovanni Battista Capra fosse stata notoria la sua appartenza ai combattenti garibaldini, nel suo atto di morte pubblicato sull’Unione Sarda l’ultimo giorno del 1898, non vi è traccia di questi trascorsi: ” Ieri cessava di vivere il proprietario G. B. Capra Ritzu, uno dei più attivi produttori del Campidano. Con lui s’è spenta una esistenza tutta dedicata al lavoro e a alle più commendevoli iniziative. Fu uno dei produttori enologici che seppero dar incremento all’industria e accreditare di là dal mare i loro prodotti. Lo accompagna nella tomba un’eco profonda di rimpianto. La salma stamane su un carro di 2a classe fu trasportata alla chiesa parrocchiale di Quartu Sant’Elena, dove domani si celebreranno i funerali”

l questi casi il rispetto della verità storica, almeno in assenza di notizie diverse, impone una certa cautela. Del resto, tra i discendenti di Giovanni Battista Capra figura un grande studioso, Carlo Capra, ordinario di Storia Moderna all’Università di Milano. Ho sempre avuto stima dell’onestà morale e intellettuale del mio antenato e non credo che si possa essere impossessato di meriti non suoi; avrà finanziato le spedizioni di Garibaldi? Probabile. Avrà partecipato direttamente alle imprese di cui parla questa carta familiare? Possibile, ma prima di dare certezze, aspettiamo qualche storico che, volendosi cimentare in questa impresa, risolva l’arcano e porti la verità in quella che oggi è solo un’antica, affascinante leggenda familiare.

 Luca Porru

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Edificato per commissione dell’ illustrissimo Avvocato Severino Manca, fu uno dei primi edifici del Largo Carlo Felice (1866). Assieme alla Scala di Ferro è stato tra i primi alberghi della città di Cagliari, attualmente l’unico sopravvissuto delle strutture ottocentesche.

Superato il primo conflitto mondiale perseveró nella sua natura ricettiva, cambiando diverse gestioni e proprietà.

Come Albergo Quattro Mori era dotato di una ampia sala ristorante al primo piano, sugli altri piani si sviluppavano le camere (c.ca 30)…

È difficile rinvenire le documentazioni, ma le recenti presenze di personaggi illustri della scrittura e del giornalismo, nonché scenografi, cantanti, troup etc, hanno confermato presenze celebri e addirittura articoli sull’ editoria più recente riguardanti e descriventi  zone e camere dell’ albergo allora frequentato da persone abbienti.

A seguito del secondo conflitto mondiale la struttura ricevette un down-grade trasformandosi in una pensione ad una stella.

Nei primi tre piani la pensione a una stella si chiamava Centrale, fino ai primi anni 90.

Caddero vittime altre strutture ma solo l‘Icnusa  fu l’unico a non riaprire mai più.

Nel frattempo il piano quarto era sede di un partito politico che dopo primi avvenimenti abbandonó lo stabile (fu anche sede del istituto editoriale dell’ artigianato).
A seguito di varie vicissituditi negative, il proprietario decise di non dare più in gestione la propria struttura ed in coordinazione con la proprietà del 4 piano , si riportò all’ antico splendore lo stabile, restituendogli il suo carattere di modernità e ricettività di alto livello.

Recentemente lo stabile è stato sottoposto ad un’importante opera di recupero strutturale ed unificati i 4 piani si è dato vita all’ Hotel 2 Colonne che ha riaperto nel recente 2008.

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La cagliaritana Maria Costanza Stagno ci racconta la storia attraverso i suoi ricordi.

http://www.memoro.org/it/Mio-fratello-Tito_9674.html

L’amore per Bob (2 parte)

Mio fratello Tito Stagno

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Come guarire dalla balbuzie

I bombardamenti a Pola e il rientro in Sardegna

 

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Torre dell'Elefante Cagliari

Cagliari, La Torre dell’Elefante prima e dopo il restauro avvenuto nel 1993

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(continua…)

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A FORA SOS SARDOS!

(continua…)

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