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Il negozio che più di ogni altro ha fatto felici le mie bambine durante tutta la loro infanzia. Un altro pezzo del commercio cagliaritano costretto a chiudere i battenti

“Dopo 28 anni di attività, chiude la Città del Sole di Cagliari.
Siamo stati un punto di riferimento a Cagliari per tanti bambini, tante famiglie, tanti appassionati dei giochi di qualità. Tantissimi che venendo a trovarci hanno pensato che giocare fosse “una cosa seria”, un momento fondamentale nella crescita di un bambino e nella vita di un adulto. E che anche la scelta di un gioco si dovesse fare con l’aiuto di professionisti, di persone che hanno dedicato la vita all’approfondimento e allo studio di oggetti di grande valore educativo e formativo. Abbiamo fatto giocare due generazioni.
Ai tantissimi che acquistando alla Città del Sole in questi 28 anni hanno creduto in questi valori e nella competenza di chi li trasmetteva, dedico queste parole come un immenso ringraziamento. Il rapporto che lega un cliente ad un marchio è anche fatto di emozioni, di esperienze coinvolgenti legate a momenti importanti della vita. Quando finisce, è un dovere per chi l’ha vissuto salutare e dire grazie. E magari anche “scusateci”, se qualche volta non siamo stati all’altezza.
Non solo. Sento anche il dovere di raccontare perché e come siamo arrivati a questo epilogo triste. Senza segreti, senza nascondersi o vergognarsi. Un dovere verso chi per tanto tempo ha amato la Città del Sole ed è bello che sappia anche come un’avventura finisce. Un marchio ha anche il dovere di spiegare, ringraziare e salutare quando le cose non vanno più bene: è una parte importante nella moralità del commercio, come di tutte le cose.
Lo facciamo noi – Roberta Parisi, Sarah Paolucci e Simonetta Lai – dipendenti del negozio di Cagliari, perché sembra che la casa madre, il Gruppo Città del Sole nazionale, incredibilmente non senta questa esigenza e non voglia manifestare questo rispetto per i suoi clienti affezionati da tanti anni. Rispetto che a noi sembra irrinunciabile.
Attendevamo ieri la visita di un responsabile della catena per discutere dell’andamento del negozio, della crisi delle vendite perdurante, dei modi per affrontare il momento difficile. Tutte cose diventate purtroppo familiari a chi vive nel mondo del commercio, soprattutto in una città come Cagliari: non molto popolosa, non certo ricca, incastonata in un territorio che sembra in decadenza costante e inarrestabile.
Riceviamo invece la visita dell’intero board di comando dell’azienda, che dopo averci consegnato le lettere di rito ha semplicemente abbassato le serrande nel bel mezzo della giornata lavorativa, con clienti che avrebbero voluto entrare e poi cercavano di capire da dietro le serrande cosa mai fosse successo.
“Questa situazione è ormai divenuta non più sostenibile e ci vediamo pertanto costretti ad adottare la soluzione più drastica consistente nella chiusura del negozio. Nel ringraziarLa per la collaborazione da Lei prestata all’azienda in questi anni, Le rinnoviamo i migliori saluti.”
Fine. Pochi minuti per raccattare gli effetti personali lasciati in negozio (qualcosa dimenticata per la fretta e l’emozione), incredulità, lacrime, sconcerto.
Bastano queste poche righe di una lettera a rendere onore e giustizia ad un rapporto trentennale di collaborazione, di condivisione di valori, obiettivi e pratica quotidiana? Basta un semplice foglio volante affisso alla serranda con la scritta “chiuso per inventario straordinario” come spiegazione e saluto ai tanti clienti altrettanto trentennali della Città del Sole di Cagliari?
È in armonia questo colpo di mano della durata complessiva di pochi minuti con l’immagine che la Città del Sole ha sempre voluto dare di sé e della sua strategia aziendale? Equa e solidale nella scelta dei produttori, ecologica, eco-compatibile… e poi capace di chiudere un negozio storico senza mostrare la minima comprensione e interesse per il significato di questo gesto per la vita dei suoi dipendenti? Senza credere di dover provare tutte le strade prima di arrivare all’ultimo bivio? Senza sentirsi in dovere di preparare per tempo i propri dipendenti alla peggiore delle eventualità, perché anche loro possano avere il tempo di pensare a come riprogettarsi, a come affrontare un futuro incerto e minaccioso?
Ognuno dia la sua risposta. Ognuno che conosce la Città del Sole e la sua storia da quando è nata nel lontano 1972 per mano di Carlo Basso, dica la sua. Dica se questa procedura è coerente con la costruzione di una “brand reputation” moderna e consapevole – che non si costruisce con il mero rispetto delle procedure di legge.
Se invece che per un piccolo negozio del Centro di Cagliari, la stessa cosa, negli stessi identici modi, fosse successa per una fabbrica o una grande azienda con centinaia di dipendenti, tutto il Paese griderebbe allo scandalo ed esprimerebbe sdegno. Non si chiude un’azienda letteralmente in un’ora, senza che i dipendenti vengano informati con largo anticipo sulla possibilità che lo stato di crisi dell’azienda possa portare alla più drastica delle decisioni. Senza aver sperimentato prima altre soluzioni, anche insieme ai dipendenti consapevoli della situazione, consapevoli che certo la chiusura rientra fra le eventualità del commercio e della vita, ma che c’è un managament all’altezza che vuole provarle tutte prima di abbassare la serranda per sempre.
Questo è successo. Ancora adesso, il giorno dopo,tutto ha le sembianze di un film.
Ancora grazie a tutti voi. Sentiremo la vostra mancanza.
Roberta Parisi Sarah Paolucci Simonetta Lai

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Fine anni ’50

 

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Questa mattina attendevo l”apertura del negozio “Martello“, in via Sassari,  per acquistare una “Conetta” . Speravo di incontrare la signora Matilde Martello  per farmi  raccontare la bella storia di questo antico negozio, e poterla conservare così in un video, nella Banca della Memoria.

Ad aprire il locale però c’era un dipendente, gentilissimo, che mi ha  servito e dato l’opportunità di fare alcuni scatti per il mio blog, di modo da far conoscere alle nuove generazioni e conservare ancora nel tempo la storia di questa centenaria attività.

Nel 1880 un giovane friulano , Antonio Martello, arrivava a Cagliari in compagnia di due amici, Ferrucci e Miorin. Erano appassionati di caccia e d’avventura e volevano conoscere questa  terra  esotica e ancora sconosciuta:  la Sardegna di allora.
Affascinati da questa terra decidono di fermarsi, mettendosi  in affari. Miorin divenne un rappresentante, Ferrucci fondò una sartoria e Martello divenne il concessionario per la Sardegna dei mitici “Borsalino“.
Nel 1905 ottiene la licenza per poter aprire un negozio nel Corso e successivamente, negli anni 30, in via Sassari .Fu subito un successo. Il negozio ha servito i personaggi più illustri sia del mondo della politica che della cultura cagliaritana ma  non solo.

Negli anni ’60 però, ci fu una crisi  per via delle mode che cominciavano a cambiare, ma “Martello” aveva una grande risorsa, quella dei “berretti”,  che hanno servito così mezza Sardegna.

Questo negozio vive ancora oggi grazie appunto alla figlia Matilde che alla soglia dei 100 anni serve ancora i suoi clienti personalmente.

E’ situato nel centro storico di Cagliari e consiglio vivamente a chi ancora non c’è stato, di farci un salto.  Si trovano i modelli di cappelli tra i più svariati, di tutte le taglie e per qualunque età. Gli arredi sono ancora quelli di allora ed è bellissimo poter osservare i manichini, le cappelliere, gli specchi e le vetrine nello stile dei primi anni del 1900.

Martello – via Sassari,94 – 09124 Cagliari (CA) Tel: 070653732

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Sento di dover ringraziare pubblicamente la commessa Francesca del negozio di abbigliamento Perspektiva per la grande professionalità e pazienza dimostrata durante i miei acquisti. Di questi tempi la gentilezza è veramente rara ed è giusto far sapere che c’è ancora chi crede nel proprio lavoro, e lo fa con passione. Nonostante il grande caos dei saldi è riuscita a mantenere sempre la calma e il sorriso ascoltando e cercando di accontentare anche le esigenze più particolareggiate di mia figlia.

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