Articolo taggato “Il poetto”

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Summertime voce Alessandra Atzori

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Ritornare al mio Poetto, anche solo per poche ore ogni estate, è una sensazione bellissima. Io sono nata e cresciuta qui, in questa spiaggia,  dove dai primi di giugno alla fine di settembre ci si vestiva solo col costume da bagno e la nostra “villetta estiva” si chiamava Casotto e distava dalla riva poco meno di 100 m. Solo noi cagliaritani comprendiamo il significato del “suono”  delle ondine, del profumo di salsedine, dei piedi a mollo sulla battigia dove le  mormorette , ancora oggi, ti solleticano la punta delle dita!

Nonostante siano passati diversi decenni da allora, le cose non sono cambiate molto.

Per me il Poetto d’estate è una sorta di palcoscenico a cielo aperto, sarà una deformazione professionale, ma vi giuro che se oggi avessi potuto farne un film avrei dato del filo da torcere  ai fratelli Vanzina.

Allora, come oggi, andare al Poetto di domenica è sempre un’impresa soprattutto per chi non si appoggia, per vari motivi (soprattutto economici) agli stabilimenti o alle cooperative.

Il primo ostacolo è il parcheggio. Alle 9,30 ci siamo ritenuti fortunati ad aver trovato un aborto di parcheggio sul ciglio dello stradone. Chi è arrivato mezz’ora dopo credo abbia deciso di rinunciare alla mattinata e probabilmente si è messo in attesa per  il secondo turno e cioè quando i  mattinieri decidono di rientrare.

La spiaggia,  già superaffollata, ci ha creato  difficoltà a trovare uno spazio dove  piazzare l’ombrellone. Una volta sistemati  e seduti nelle nostre poltroncine ci siamo sentiti come a teatro. Ogni cosa che ci girava intorno era parte di una grande commedia già vista.

Alla mia sinistra due persone mi osservavano con insistenza quasi imbarazzante, poi ho capito il motivo. Una di loro si è avvicinata chiedendomi gentilmente di  custodire le loro borse durante il bagno. Mi ha lusingato  sapere che ho una faccia che ispira fiducia. Erano persone mai viste prima che mi affidavano i loro oggetti personali, e di questi tempi…

La tecnologia ha preso il posto dei giornali. Un tempo, sotto l’ombrellone si sfogliava “l’Ugnone” che, aperto, faceva ombra ai piccolini che giocavano con paletta e secchiello. Oggi c’è l‘Ipad e gli smartphone che non fanno ombra ma in compenso sono un continuo spunto di crastulo. Tre ragazzini , con un tablet, hanno sbirciato a lungo su Facebook tutte le foto personali di alcune loro compagne di scuola con annessi commenti di ogni genere.

Davanti a me, un bel gruppetto di amici di mezza età, probabilmente arrivati in spiaggia dalle prime ore del mattino forse da qualche paesino, hanno giocato  a lungo al “Gioco dell’oca“. Ogni tanto davano uno sguardo alle loro borse frigo e commentavano. Non vedevano l’ora di aprirle e tirare fuori tutte le vettovaglie. Ma l’ora del pranzo era ancora lontana.

Poi ho deciso anche io di prendere  un po’ di sole avviandomi verso la battigia. Devo dire che da questa visuale è stato come se fosse iniziato il secondo atto della commedia.

Prima di tutto la passerella, perchè di questo trattasi. Ragazzi e ragazze a petto in fuori , con tatuaggi in ognidove, facevano vasche avanti indietro per mostrare i risultati del lavoro invernale in palestra.  In questo via vai  c’era l’ex playboy infiltrato che ha dimenticato gli anni a casa.  Per qualche minuto ha tentato di mostrare i pettorali mandando dentro gli addominali con un risultato alquanto patetico soprattutto nel tentativo di  ”abborsare” la 20enne di passaggio. La frase “ehi nonno dove hai lasciato il bastone!” ha fatto sorridere diverse persone intorno.

C’era il capannello di signore di mezza età che parlando di cucina, alternavano la descrizione particolareggiata di  ricette super caloriche a frasi del tipo “Ceeee, bisogna che prima o poi mi metta a dieta“. Di rimando i loro mariti, poco più in là, si confrontavano sulle squadre di calcio e i giocatori più quotati. Inevitabile la frase: “ma Giggiriva era tutta un’altra cosa!” Poi tentavano una finta allerta ad ogni passaggio di venditore africano con frasi del tipo “non sono razzista ma…”

Per un attimo i miei pensieri sono volati indietro nel tempo. Ho rivisto la mia infanzia lì, con i miei genitori e i loro amici che chiacchieravano  di cucina e calcio. In mano non avevano lo smartphone ma una lenza  e, in attesa che il “mummungione” abboccasse, ognuno chiacchierava con l’amico a fianco. Tutti in fila lungo la battigia mentre noi bambini cercavamo nella sabbia umida le telline e i vermetti per le loro esche.

Un gridolino mi risveglia da quei ricordi. E’ un bambino di pochi anni che con gioia ammira l’aquilone che suo padre era riuscito a far volare. Un aquilone di carta che, nonostante la tecnologia, ancora stupisce  e fa gridare di gioia un’innocente.

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Sa Casteddaia augura buone feste a tutti i suoi lettori

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Degli amici stranieri giunti a Cagliari in occasione della Festa di Sant’Efisio, mi hanno domandato di poter conoscere questo Poetto di cui tanto si parla. Non mi avvicinavo alla spiaggia da quest’inverno. Sapevo che c’erano lavori in corso ma non li avevo ancora visti. Sono rimasta senza parole!

Siamo ad un passo dall’apertura della Stagione estiva e questo è ciò che ho trovato (v. video sottostante)

Quando suol dirsi che “Siamo ancora in Alto Mare!

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poetto, cagliari

A su Poettu

S’acqua de custu mari è de cristallu

in custu mengianeddu settembrinu,

mi stontonara prus chi a buffai binu,

pariri apparicciara po unu ballu.

Non scis cali sia mari e cali xelu,

chi funti ‘e unu colori tottu uguali

de un’asulu aicci uguali, chi ti pari

chi sezia in barca lompas a su xelu.

Esti un ollu, unu sprigu, esti unu lagu

dogna cosa si spriga peis a susu

de barchittas, de montis ndi bis dusu,

s’immagini è prus clara pagu pagu…,

Cali pinzellu ‘e fata ari spruinau

sa Sella de su Tiaulu a chizzixeddu?

Si bì limpiau dogna cammineddu

e sa Sedda è de zuccuru filau.

Is montis prus asulus de su xelu

si spriganta in su mari ananti ananti,

si ndi funti spollaus de dogna velu

casi po fai presceri a su bagnanti.

Si funti cuncordaus unu cappeddu

de nuis colori ‘e meli e de arrosa,

chi non si movi po nisciuna cosa,

comenti unu bucchettu piticheddu.

S’acqua sa terra arribara a toccai

cun sa bellesa de una marettedda

arrizzara in sa punta a triniscedda,

fatta de fioca, bianca cantu mai.

Teresa Mundula Crespellani

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