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Paolo Racugno invita Gigi Riva a visitare lo stabilimento dell’Ichnusa

Giovanni Battista Capra capostipite

Ecco un nuovo capitolo della mia lunga intervista al centenario Paolo Racugno, campione di equitazione ma anche dirigente d’Azienda.  In questo capitolo si tratta proprio del secondo aspetto della sua vita. Lui infatti, dopo essere stato dirigente del CONI  è entrato a far parte dell’azienda  VINALCOOL società che ha acquistato e diffuso la birra Ichnusa. Racugno racconta tutta la storia,vissuta in parte in prima persona essendosi sposato con una discendente della dinastia Capra, famiglia di imprenditori tra i più importanti in Sardegna. Grazie a loro i prodotti sardi sono stati esportati non solo nella penisola italiana ma anche all’estero. La capacità imprenditoriale del capostipite Giovanni Battista Capra (mio Trisavolo) e stata determinante. Fra i tanti figli  , uno in particolare  Amsicora Capra, è riuscito a far crescere l’azienda di famiglia legata ai vini e liquori . Grazie a lui si devono i primi trasportio in Sardegna. Per poter importare le sue merci e quelle degli imprenditori legati alla sua società, divenne un armatore. Per le sue navi vennero create delle linee di navigazione che trasportavano anche civili. Fu inoltre il primo a creare un collegamento tra la città di Cagliari e il Poetto realizzando la linea tranviaria.  Ho sempre sentito raccontare questa storia nella mia famiglia, in particolare da mia nonna discendente della famiglia Capra, ma forse ero troppo piccola per capire la grande importanza che questi miei avi hanno avuto nella storia commerciale della  mia isola.

Ascoltando la storia raccontata da Paolo Racugno, mi sono venute alla mente le telenovelas sudamericane degli anni 80, quelle storie che ci hanno fatto conoscere  lo sviluppo economico di quei paesi attraverso le storie familiari.  Chissà se c’è  fra i lettori qualche produttore o regista disposto a rischiare per una fiction da poter così far conoscere in maniera più capillare la storia di questa famiglia così imprtante per lo sviluppo dell’economia sarda. Oltre ad Ansicora anche gli altri fratelli (tra i quali mio bisnonno)  erano parte dell’azienda, anche se in diversi settori come il grano e la sua trasformazione in pasta.

Potrete trovare tutte le mie videointerviste a Paolo Racugno ma anche a tanti altri cagliaritani, oltre che in questo mio blog  anche nel sito MEMORO – Banca della memoria.

L’imprenditore Alessandro Zecchino ha creato un museo itinerante sulla storia del birrificio Ichnusa, comprando e allestendo un bus  con centinaia di bottiglie e lattine ritrovate o acquistate  in giro per la Sardegna.

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Con questa ultima puntata si conclude l’affascinate storia della dinastia Capra  che tanto fece per l’economia della nostra Sardegna. Lo studioso e discendente Luca Porru, attraverso le sue ricerche, è  potuto così arrivare a dare un quadro completo di tutta la storia che troverete   a puntate in questa pagina link.

Questa puntata si è arricchita anche di una meravigliosa foto, probabilmente risalente al 1860, che ritrae Giovanni Battista in vesti di garibaldino, mio trisavolo , da cui discende appunto anche Luca Porru e la proprietaria della foto Barbara Capra, la quale sottolinea che si tratta di una stampa su latta.

 Genealogia della famiglia Capra. Terza e ultima puntata

 di Luca Porru

 Tra tutti i figli di Giovanni Battista Capra e di Anna Randaccio, l’unico maschio di cui sia certa una discendenza è Salvatore, nato a Cagliari il 5 maggio 1785 e morto a Cagliari il 21 luglio 1850. Salvatore continuò i commerci lasciati dal padre, incrementando notevolmente le ricchezze della famiglia. Ebbe una numerosissima discendenza; dalla prima moglie Giuseppa Lecis, morta nel 1830 ebbe dieci figli, che ebbero a loro volta discendenza. Dalla seconda, Angela Ritzu, ( sepolta nel cimitero monumentale di Bonaria, nel quale è oggi visibile un suo bassorilievo opera del Fadda) sposata l’anno successivo ne ebbe almeno otto che si suddivisero ulteriormente nei rami Licheri- Capra, Capra-Ramo, Capra-Besson ( Iglesias) e Capra-Viganigo, da cui proviene la discendenza di cui parliamo.

 Su Giovanni Battista Capra Ritzu, nato a Cagliari il 12 settembre 1833 e morto a Quartu s. Elena il 30 dicembre 1899 si è scritto parecchio, e da valenti storici, basterebbe citare Paolo Fadda e Lorenzo del Piano. Molti di questi studi riguardano l’attività vitivinicola che portò il Capra a partecipare a numerosi premi e mostre internazionali, esportando vino in varie zone d’Europa e che diede il primo impulso a quell’idea che poi si realizzò compiutamente, grazie al genio di suo figlio Amsicora, nella società anonima Vinalcool, a partire dal primo quindicennio del Novecento. Se i successi dei Capra in ambito imprenditoriale sono noti, meno note, e spesso travisate, sono le sue imprese garibaldine. Sull’omonimia con un altro garibaldino ho già parlato, mentre vorrei gettare una luce diversa, dal momento che la storia si fa con i documenti, su una carta che illustra la partecipazione di G.B Capra alle ultime imprese garibaldine. Dal momento che circola on line una copia di questa carta, sarebbe cosa lodevole conoscerne l’autore, e su questa base, oltre che sulla grafia usata, cercare di risalire all’autenticità del suo contenuto. Molti anni fa ebbi modo di leggere una copia di questo scritto autografo, già circolante nella famiglia Capra. Mi ero proposto di trascriverla per agevolarne la lettura agli utenti del blog Sa Casteddaia, curato splendidamente dalla mente di questa iniziativa, Alessandra Atzori. Qualche giorno di ferie e la lettera compare su Facebook. Potenza e velocità della rete…

 Questo il contenuto della carta, trascritta integralmente e senza correzioni:

 Giovanni Battista Capra Ritzu ex tenente garibaldino prese moglie a 19 anni, e nel 1860 lasciò la famiglia con due figli in casa del ricchissimo suo suocero e se ne scapò assieme al suo amico Antonio Ponsiglioni..scaparono da Cagliari andando a piedi alla punta Capo Carbonara, là trovarono pronta una grossa barca, comandata da un lupo di mare e come marinai altri due giovani. Sbrogliate le vele col vento favorevole, dopo due giorni sbarcarono in territorio napoletano. Dopo lungo cammino e con l’aiuto di una guida andarono a finire sull’imbrunire in una casa di campagna dove erano accampati i volontari di Garibaldi; avvicinatosi a loro un graduato, li dissero che a mezzo d’una barca venivano da Cagliari e che chiedevano di far parte dei volontari di Garibaldi. Il graduato si recò dal Generale raccomandando di presentarsi i due giovanotti alla mattina appresso verso le sei. Stanchi e sfiniti si riposarono, presentandosi alla mattina al Generale dicendo la loro peripezia di essere scapati dalla famiglia e di avere attraversato con pericolo il mare. Il Generale dopo che gli ascoltò disse loro : Bravi: siete dei coraggiosi vi voglio sempre al mio fianco. Dopo alcuni giorni ch’erano affluiti a migliaia i volontari Garibaldi iniziò la battaglia contro i Borboni, dove fin da principio avanzavano sempre. Il Capra è stato il primo che passo il Ponte Valle e poi gli altri volontari, questo è stato la sera del 6 settembre 1860, dove di nascosto era scapato Francesco 2° per rinchiudersi nelle fortezze di Gaeta. Il giorno 7 Settembre il Generale Garibaldi assieme ai suoi volontari entrò trionfante e aplaudito a Napoli. Il 18 settembre il Capra non vide più il Ponsiglioni ma il 1° Ottobre si trovarono stanchi e neri in faccia si abbraciarono e baciarono della contentezza.

 Il 10 Novembre dopo il riposo dall’aspra battaglia essendo Garibaldi inferiore di numero del nemico il Generale chiamò il Capra dicendogli che l’aveva promosso al grado di Tenente dei Garibaldini per merito di guerra; il Capra con le lacrime ringraziò e prima che fece ritorno in Sardegna chiamato nuovamente dal Generale gli disse: Prendi la spada e ritorna alla tua Cagliari e tienti pronto ad ogni mio avviso. Il Capra rispose: non dubiti Generale sarò sempre ai suoi ordini. Il 25 Novembre 1861 ricevette una lettera del Generale da Caprera dove lo pregava di procurargli almeno 500 vite di malvagia, il Capra con grande premura le procurò e le portò lui stesso a Caprera per piantare il vignetto. Il Generale tutto contento non sapeva come ricambiare il favore, dove in cambio il Capra gli chiese di essere padrino del bimbo, o bimba che attendeva la sua moglie Vittoria Viganigo. Con tutta premura il generale fece chiamare dalla Maddalena il notaio Gerolamo Sircana e firmò una procura al commerciante Enrico Serpieri.

 Questo è quanto; chi ha scritto il documento? Quando è stato scritto? La carta è anonima, potrebbe essere un autografo di Giovanni Battista Capra in persona oppure potrebbe averlo scritto uno dei suoi figli, magari basandosi sui ricordi paterni? Non lo so. Posseggo diversi documenti notarili di Giovanni Battista Capra e la grafia usata in questo è oggettivamente simile; una grafia molto comune all’epoca e confrontandola con altri scritti familiari coevi sembrerebbe risalire tra la seconda metà dell’Ottocento e i primi del Novecento. Vediamo di ragionarci su con metodo storico. In esso si parla del suo matrimonio a 19 anni. Nei documenti d’archivio la data del matrimonio con Vittoria Viganigo Belfiori è del 18 ottobre 1856, per cui, essendo il Capra nato nel 1833 di anni ne doveva avere 23 e non 19. Potrebbe sembrare una cosa di poco conto, ma mi viene difficile pensare che, se il documento fosse un autografo di Giovanni Battista Capra, egli non fosse a conoscenza dell’età che aveva in cui si sposò. Stiamo parlando di una persona molto intraprendente, di media cultura e sicuramente di un accorto lettore. Questo mi fa ipotizzare che il documento sia stato scritto da altra mano. Perchè poi scrivere in terza persona? Ricordare, a buon diritto, di aver preso parte alle imprese garibaldine, avrebbe potuto spingerlo a parlare di se in prima persona, come altri garibaldini fecero, ricordando quei giorni epici, ad esempio Costa. Ho sempre subito il fascino di questo mio antenato e l’idea che avesse partecipato alle battaglie per l’indipendenza della Nazione, mi rendeva orgoglioso di discendere da una tale schiatta. Ma ho anche sempre avuto la passione della ricerca storica e nel corso dei miei studi ho sempre visto come la cronaca si serva dei racconti orali, a volte ingranditi per potenziare la mitica e la retorica delle grandi battaglie, pubbliche e private. Negli anni passati a fare ricerche sulla famiglia Capra ho avuto modo di consultare molti archivi e diversi portali on line di archivi nazionali. Nell’elenco ufficiale dei garibaldini non ho mai visto il suo nome e nell’elenco apparso sulla Gazzetta Ufficiale del 12 novembre 1878 non figura. Figura invece, e senza possibilità di errore, suo fratello Vincenzo Capra Ritzu ( 1840-1900),iscritto alla 18ma Divisione Bixio, col numero 44 e con il grado di Luogotenente ( Fonte:Archivio di Stato di Torino, Ministero della Guerra, Esercito Italia Meridionale, Ruoli Matricolari, Mazzo 37, registro 207 bis 3). Vincenzo non è il solo dei fratelli Capra presenti nei fondi archivistici nazionali. Vi è pure Raimondo, nato a Cagliari e residente a Genova, citato come ex Commissario di Sanità Marittima ( fonte Archvio di Stato di Genova, Intendenza generale di Genova, Passaporti, Faldone 24, Reg. 541). Vi sono poi altri Capra, non sardi, uno di San Matteo e uno di Pavone Canavese, che riportiamo solo per dovere di cronaca. Per quanto riguarda il battesimo di suo figlio Garibaldi per procura del Generale, la notizia è vera ed è certificata dall’atto di battesimo, come consta dal mandato del regio notaio pubblico Gerolamo Sircana del primo settembre 1861 nell’isola di Caprera ( Fonte, Quinque Librorum Parrocchia di sant’Eulalia, Cagliari n. 46 pag. 78, n. 267)

 Se durante l’esistenza terrena di Giovanni Battista Capra fosse stata notoria la sua appartenza ai combattenti garibaldini, nel suo atto di morte pubblicato sull’Unione Sarda l’ultimo giorno del 1898, non vi è traccia di questi trascorsi: ” Ieri cessava di vivere il proprietario G. B. Capra Ritzu, uno dei più attivi produttori del Campidano. Con lui s’è spenta una esistenza tutta dedicata al lavoro e a alle più commendevoli iniziative. Fu uno dei produttori enologici che seppero dar incremento all’industria e accreditare di là dal mare i loro prodotti. Lo accompagna nella tomba un’eco profonda di rimpianto. La salma stamane su un carro di 2a classe fu trasportata alla chiesa parrocchiale di Quartu Sant’Elena, dove domani si celebreranno i funerali”

l questi casi il rispetto della verità storica, almeno in assenza di notizie diverse, impone una certa cautela. Del resto, tra i discendenti di Giovanni Battista Capra figura un grande studioso, Carlo Capra, ordinario di Storia Moderna all’Università di Milano. Ho sempre avuto stima dell’onestà morale e intellettuale del mio antenato e non credo che si possa essere impossessato di meriti non suoi; avrà finanziato le spedizioni di Garibaldi? Probabile. Avrà partecipato direttamente alle imprese di cui parla questa carta familiare? Possibile, ma prima di dare certezze, aspettiamo qualche storico che, volendosi cimentare in questa impresa, risolva l’arcano e porti la verità in quella che oggi è solo un’antica, affascinante leggenda familiare.

 Luca Porru

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Giovanni Battista Capra è nato in Castelbolognese nel 1833, morì a 65 anni nel 1898.

Nel 1843, a 10 anni, si trasferì a Cagliari dove proseguì con gli studi ginnasiali. Fu studioso e molto intelligente, pieno di vitalità. Visse nel periodo Risorgimentale, quando Garibaldi lottò per la libertà della sua patria.

All’età di 27 anni, vestì la camicia rossa e su una barca a vela, insieme ad un compagno, si unì a Garibaldi .  Partecipò all’operazione di Villa Glori in cui furono accerchiati dai papalini. Erano 14 garibaldini al comando dei fratelli Cairoli. Molti furono uccisi tra cui Enrico Cairoli. Gli altri furono fatti prigionieri.

Finita la guerra per l’unità d’Italia, Giovanni Battista ritornò a Cagliari col grado di tenente e sposò Vittoria Viganigo. Ebbe 7 figli e il primogenito fu chiamato Giuseppe Garibaldi (mio bisnonno) ,il quale fu tenuto a battesimo per procura dallo stesso Giuseppe Garibaldi.

Nella foto il mio bisnonno poco più che ventenne.

Fine prima puntata

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