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 Foto di Fabrizio Pau

La chiesetta vista da un’altra prospettiva

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Sviluppare il senso di appartenenza e la cittadinanza attiva e responsabile, creare sinergie tra tutti coloro che operano nei vari quartieri della città, sviluppare le corrette politiche di educazione dei giovani e sviluppare le buone prassi. Questi sono i principali obiettivi di “Dentro il quartiere, il gioco delle relazioni”, iniziativa organizzata dalla Fondazione Carlo Enrico Giulinialla quale il Comune di Cagliari ha dato il proprio patrocinio.La Coppa Quartieri   vedrà i cinque quartieri di Cagliari sfidarsi nei tornei di calcetto e di pallavolo oltre che in una gara di atletica. Dopo la fase eliminatoria che si è svolta tra Sant’Elia/San Bartolomeo, Is Mirrionis/San Michele, Mulinu Becciu, Marina/Stampace e Barracca Manna/Santa Teresa domani 2 giugno  si ritroveranno  allo stadio Sant’Elia per la finale.

All’evento sportivo sono stati ammessi ragazzi e   ragazze dagli undici ai sedici anni . La  società Cagliari Calcio non ha fatto mancare il suo appoggio così come hanno fatto la Diocesi di Cagliari, e la comunità Casa Emmaus delle Missionarie Somasche di Elmas.
“Lo sport – ha commentato l’Assessore Secchi – ha il potere di suscitare emozioni e in questo mi piace evidenziare il pensiero di Nelson Mandela. Lo sport sa ricongiungere persone come poche altre cose e ha il potere di risvegliare la speranza dove prima c’era solo la disperazione. Ma rappresenta anche un modo importante per migliorare la salute dei cittadini ed ha una grande dimensione educativa. In più svolge un ruolo sociale, culturale e ricreativo che non possiamo certo trascurare”.
La giornata di domani  sarà animata dai ragazzi dell’accademia di canto Vi.U. Music Academy che canteranno diversi brani fra una partita e l’altra. Verrà eseguito anche il brano “Ripartiremo” con gli “Artisti sardi per Amatrice” che  Mattia Sanna, allievo della stessa accademia, ha composto per raccogliere fondi per le popolazioni terremotate del centro Italia.

 

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Schillelè  è un’ espressione dello slang cagliaritano accompagnata quasi sempre  dall’esclamazione: “Oooh, ooh schillelè”. I ragazzini la usano soprattutto quando devono dimostrare la loro forza verso un  compagno più piccolo oppure  una persona che  vuole prevalere  senza averne i mezzi.

Schillelè è anche il titolo del primo libro, autobiografico, dell’attore Gianluca Medas, in cui   descrive la vita di un adolescente  attraverso una serie di brevi racconti. Medas ci narra uno spaccato di storia cagliaritana che abbraccia un periodo tra la fine degli anni  ’60 e gli anni ’80.

I racconti sono momenti di vita semplice, quelli di un ragazzo di periferia vissuti tra scuola, parrocchia e piazzetta. Tanti gli argomenti toccati che hanno caratterizzato  la sua vita in quegli anni: le bande e il bullismo, i primi amori, il primo bacio, i momenti goliardici, lo sviluppo delle droghe e la conseguente epidemia di AIDS, il senso dell’amicizia ( quella vera e quella falsa), i sogni e la passione sempre crescente per la musica e  il teatro, quel teatro che lo ha visto giovanissimo sul palcoscenico con suo padre e i suoi zii   della mitica ed eclettica famiglia Medas.

I racconti sono narrati con una semplicità diretta come solo Gianluca Medas sa fare. Chi, come me, ha vissuto l’adolescenza in quegli anni ci si ritrova in pieno, compresa l’esperienza dell’epidemia “epatite virale” scoppiata a Cagliari in quegli anni.

Eravamo in tanti ad essere ricoverati nella clinica pediatrica   “Macciotta“. La cosa che più mi ha divertito è stato leggere la narrazione  delle giornate del ricovero che passavano dalla drammaticità della malattia (punture dolorosissime e schifose medicine)   a  momenti di puro divertimento  nello trasgredire le regole del posto. Inquietante la descrizione particolareggiata della terribile infermiera che pur di sfogare la sua frustrazione personale se la prende  con i bambini malati, punendoli in ogni modo e spesso anche senza motivo.  E’ un’ esperienza che ho vissuto anche io e che ho ritrovato in questo libro quasi come un copia incolla della mia memoria.

Tra gli episodi c’è anche quello del momento  drammatico della perdita  della madre, insegnante elementare, con conseguente divisione della famiglia e le difficoltà economiche; gli studi tra scuola pubblica e privata e quelli al Conservatorio di Musica legati poi alle esperienze teatrali divertenti come comparse nelle Opere liriche.

La passione per il teatro la si ritrova in particolar modo anche nella descrizione dei sacrifici affrontati per poter essere sempre in prima fila agli spettacoli della Stagione lirica:  notti intere in fila davanti alla  biglietteria per essere tra i primi all’apertura del botteghino. Sembra roba da medioevo soprattutto oggi, nell’epoca di internet.  C’ero anche io, e sono contenta che Gianluca  lo abbia ricordato. La nuova generazione deve capire quanto fosse forte per noi la passione per quel mondo diventato poi la nostra principale professione.

I libro di Gianluca Medas , edito dalla CUECè in vendita nelle migliori librerie.

FONTE: musicamore.blog.tiscali.it

Gianluca Medas in una foto di M. Carboni

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Il Palazzo del Comando Militare in Via Torino nel 1929, con i soldati di guardia al portone d’ingresso

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Il negozio che più di ogni altro ha fatto felici le mie bambine durante tutta la loro infanzia. Un altro pezzo del commercio cagliaritano costretto a chiudere i battenti

“Dopo 28 anni di attività, chiude la Città del Sole di Cagliari.
Siamo stati un punto di riferimento a Cagliari per tanti bambini, tante famiglie, tanti appassionati dei giochi di qualità. Tantissimi che venendo a trovarci hanno pensato che giocare fosse “una cosa seria”, un momento fondamentale nella crescita di un bambino e nella vita di un adulto. E che anche la scelta di un gioco si dovesse fare con l’aiuto di professionisti, di persone che hanno dedicato la vita all’approfondimento e allo studio di oggetti di grande valore educativo e formativo. Abbiamo fatto giocare due generazioni.
Ai tantissimi che acquistando alla Città del Sole in questi 28 anni hanno creduto in questi valori e nella competenza di chi li trasmetteva, dedico queste parole come un immenso ringraziamento. Il rapporto che lega un cliente ad un marchio è anche fatto di emozioni, di esperienze coinvolgenti legate a momenti importanti della vita. Quando finisce, è un dovere per chi l’ha vissuto salutare e dire grazie. E magari anche “scusateci”, se qualche volta non siamo stati all’altezza.
Non solo. Sento anche il dovere di raccontare perché e come siamo arrivati a questo epilogo triste. Senza segreti, senza nascondersi o vergognarsi. Un dovere verso chi per tanto tempo ha amato la Città del Sole ed è bello che sappia anche come un’avventura finisce. Un marchio ha anche il dovere di spiegare, ringraziare e salutare quando le cose non vanno più bene: è una parte importante nella moralità del commercio, come di tutte le cose.
Lo facciamo noi – Roberta Parisi, Sarah Paolucci e Simonetta Lai – dipendenti del negozio di Cagliari, perché sembra che la casa madre, il Gruppo Città del Sole nazionale, incredibilmente non senta questa esigenza e non voglia manifestare questo rispetto per i suoi clienti affezionati da tanti anni. Rispetto che a noi sembra irrinunciabile.
Attendevamo ieri la visita di un responsabile della catena per discutere dell’andamento del negozio, della crisi delle vendite perdurante, dei modi per affrontare il momento difficile. Tutte cose diventate purtroppo familiari a chi vive nel mondo del commercio, soprattutto in una città come Cagliari: non molto popolosa, non certo ricca, incastonata in un territorio che sembra in decadenza costante e inarrestabile.
Riceviamo invece la visita dell’intero board di comando dell’azienda, che dopo averci consegnato le lettere di rito ha semplicemente abbassato le serrande nel bel mezzo della giornata lavorativa, con clienti che avrebbero voluto entrare e poi cercavano di capire da dietro le serrande cosa mai fosse successo.
“Questa situazione è ormai divenuta non più sostenibile e ci vediamo pertanto costretti ad adottare la soluzione più drastica consistente nella chiusura del negozio. Nel ringraziarLa per la collaborazione da Lei prestata all’azienda in questi anni, Le rinnoviamo i migliori saluti.”
Fine. Pochi minuti per raccattare gli effetti personali lasciati in negozio (qualcosa dimenticata per la fretta e l’emozione), incredulità, lacrime, sconcerto.
Bastano queste poche righe di una lettera a rendere onore e giustizia ad un rapporto trentennale di collaborazione, di condivisione di valori, obiettivi e pratica quotidiana? Basta un semplice foglio volante affisso alla serranda con la scritta “chiuso per inventario straordinario” come spiegazione e saluto ai tanti clienti altrettanto trentennali della Città del Sole di Cagliari?
È in armonia questo colpo di mano della durata complessiva di pochi minuti con l’immagine che la Città del Sole ha sempre voluto dare di sé e della sua strategia aziendale? Equa e solidale nella scelta dei produttori, ecologica, eco-compatibile… e poi capace di chiudere un negozio storico senza mostrare la minima comprensione e interesse per il significato di questo gesto per la vita dei suoi dipendenti? Senza credere di dover provare tutte le strade prima di arrivare all’ultimo bivio? Senza sentirsi in dovere di preparare per tempo i propri dipendenti alla peggiore delle eventualità, perché anche loro possano avere il tempo di pensare a come riprogettarsi, a come affrontare un futuro incerto e minaccioso?
Ognuno dia la sua risposta. Ognuno che conosce la Città del Sole e la sua storia da quando è nata nel lontano 1972 per mano di Carlo Basso, dica la sua. Dica se questa procedura è coerente con la costruzione di una “brand reputation” moderna e consapevole – che non si costruisce con il mero rispetto delle procedure di legge.
Se invece che per un piccolo negozio del Centro di Cagliari, la stessa cosa, negli stessi identici modi, fosse successa per una fabbrica o una grande azienda con centinaia di dipendenti, tutto il Paese griderebbe allo scandalo ed esprimerebbe sdegno. Non si chiude un’azienda letteralmente in un’ora, senza che i dipendenti vengano informati con largo anticipo sulla possibilità che lo stato di crisi dell’azienda possa portare alla più drastica delle decisioni. Senza aver sperimentato prima altre soluzioni, anche insieme ai dipendenti consapevoli della situazione, consapevoli che certo la chiusura rientra fra le eventualità del commercio e della vita, ma che c’è un managament all’altezza che vuole provarle tutte prima di abbassare la serranda per sempre.
Questo è successo. Ancora adesso, il giorno dopo,tutto ha le sembianze di un film.
Ancora grazie a tutti voi. Sentiremo la vostra mancanza.
Roberta Parisi Sarah Paolucci Simonetta Lai

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MEMORO – La banca della memoria

Nella terza parte dell’intervista, (Guarda qui la Prima e la Seconda) il centenario Paolo Racugno ci racconta di quando si improvvisò professore d’ Italiano per americani e tedeschi a Cagliari; sigari e sigarette in cambio di un po’ di pane bianco.

Quando cadde il governo, lui rimase l’unico impiegato del ministero con tutti i poteri, ne approffittò per promuovere i dipendenti civili e dare loro i privilegi che fino a quel momento erano solo dei militari.

Ascoltiamo insieme il  suo racconto .

Video importato

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In questa seconda parte dell’intervista (guarda la prima), Paolo Racugno racconta di come si sia trovato in mezzo alle bombe che  sono piovute copiose sulla città di Cagliari. Ricorda i momenti drammatici della distruzione della sua casa; il salvataggio di due ragazzine di cui non ha mai saputo più niente; il tentativo di salvare un amico colpito da una scheggia a un passo da lui.

Momenti terribili che non si dimenticano. Oggi, nonostante i suoi cento anni, li ha ancora vivi nella sua mente.

MEMORO – La Banca della memoria

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Una delle trasmissioni più longeve della RAI, “Sereno Variabile”, condotta da Alberto Bevilacqua“, sbarca a Cagliari. Il giornalista si sofferma nelle zone caratteristiche del nostro capoluogo presentando le  bellezze della nostra città: Dalla bellissima spiaggia del Poetto, al mercato ittico più vario del mediterraneo: “San Benedetto”; le passeggiate e il centro storico; la città sotterranea con Marcello Polastri, le tradizioni e la bellezza tutta nostra dei fenicotteri e dei suoi parchi nel centro della città. Per chi non avesse visto la puntata ecco il link per rivederla SERENO VARIABILE

 

 Per chi volesse alloggiare a Cagliari ecco alcuni link di BeB nel centro città

ATTICO BIANCO

AFFITTACAMERE  CASTELLO

Vicino alla spiaggia del Poetto

LE DIMORE DEL SOLE

A un passo dalla bellissima spiaggia di Chia

CASAVASCO

 

 

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foto da La mia Settimana Santa

Il Rotary Club Cagliari sud ha organizzato uno spettacolo di beneficenza con lo scopo di raccogliere fondi per il  restauro del preziosissimo Crocefisso del 1700 che si trova esposto nella chiesa di Sant’Efisio a Cagliari. Si tratta del Cristo “snodato” che duranti i riti della “Settimana Santa” viene portato in processione.

La chiesa di Sant’Efisio sorge su una grotta, che affonda per nove metri nella roccia calcarea, ritenuta tradizionalmente la

prigione dove Efisio fu rinchiuso prima di essere decapitato sulla spiaggia di Nora nel 303 d. C.. Nel 1726, su progetto dell’architetto piemontese Antonio Felice De Vincenti, venne iniziata la costruzione dell’Oratorio dell’Arciconfraternita. In seguito l’edificio fu modificato per adeguarlo al più moderno stilebarocchetto piemontese; nel 1780 la vecchia chiesa fu demolita e la sua ricostruzione si concluse nel 1782.
La facciata, delimitata da lesene ioniche, è spartita in tre ordini da cornici orizzontali. L’interno è a navata unica, voltata a botte, scandita da paraste e trabeazioni di gusto classico.
Sui lati si aprono tre cappelle per parte; l’ampio presbiterio è sopraelevato e coperto da una cupola ottagonale su tamburo.
L’arredo marmoreo conferisce all’interno un’impronta tipica moderna del gusto di fine Settecento.
L’altare maggiore, in preziosi marmi policromi, opera del marmoraro lombardo Giovanni Battista Franco, è datato 1786; mentre è del 1791 l’altare della cappella di Sant’Efisio, sulla destra. Qui è collocata la statua del santo, opera dello scultore Giuseppe Antonio Lonis, databile al 1755, che ogni anno si porta in processione in occasione della famosa sagra del 1° Maggio.
Nel 1798 fu eretto l’altare del Crocifisso nell’Oratorio dell’Arciconfraternita che, alla fine dell’Ottocento, fu annesso alla chiesa.
La chiesa conserva dipinti di Francesco Costa, Domenico Colombino e del cagliaritano Sebastiano Scaleta.
Fra le statue pregevole una scultura di ambito napoletano del XVII secolo raffigurante l’Ecce Homo.

 

Lo spettacolo di beneficenza è un Gran Varietà ricco di soprese con la regia e conduzione di Luca De Angelis.

 

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1970 – 2017

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sotto una foto della via Pessina nei primi anni ’60

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Foto E. Thermes

 

 

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Per la prima volta ho voluto godermi la “città natalizia” lasciando a casa la mia auto. Nessuno stress per il parcheggio, ma solo il piacere di girare per le vie del centro e godermi le bancarelle della festa. Devo dire che la molla principale è stata quella di voler dare il mio ultimo saluto a Fra Lorenzo, il frate Cappuccino deceduto avantieri, che aveva una parola buona e una preghiera per tutti, credenti e non. Chi andava a trovarlo sapeva che avrebbe avuto da lui prima di tutto una parola di conforto per le proprie preoccupazioni e l’incoraggiamento a regire, e tutto questo senza alcun giudizio.

Sul bus n. 10 che ci ha portato in viale fra Ignazio, abbiamo trovato tante persone che si recavano al Santuario per il nostro stesso motivo. Arrivati dall’ingresso secondario, una lunga e silenziosa fila portava all’interno della sala dove si poteva salutare il frate. Il servizio d’ordine dava la possibilità a tutti di dare una carezza e recitare una preghiera al capezzale di Fra Lorenzo. Un’altra fila ordinata portava invece al registro delle firme. Fuori qualcuno cercava di lucrare vendendo  (ma mi pare senza successo), alcune immagini di frate.

All’uscita, percorrendo il viale fra Ignazio in discesa, ci siamo recati verso il Corso Vittorio Emmanuele attraversando l’arco di Via Palabanda. Una strada semideserta con tanti negozi storici ormai chiusi , e quelli aperti senza clientela. La gente si era riversata tutta verso le bancarelle di artigianato e prodotti tipici allestiti nella parte finale della strada e nella Piazza Yenne.

Riguardo i piccoli artigiani, ho visto tante cose originali e anche a prezzi accessibili, ma non posso dire lo stesso per i prodotti tipici offerti al pubblico a prezzi quasi proibitivi. Abbiamo deciso così di scendere verso la Marina, animatissima ma senza bancarelle. Siamo entratii in uno di quei negozi dedicati, se così si può dire, ai turisti mordi e fuggi delle crociere. Anche qui prezzi proibitivi. Per farvi un esempio, il barattolino di bottarga di muggine da 100 g. si aggirava intorno agli 11 euro; il patè di carciofi da 90 g. a 6,50 e così via.  Non la trovo una buona accoglienza.

Mi torna alla mente il ricordo di due anni fa , in un ristorantino proprio della Marina, che un gruppo di crocieristi si è alzato in blocco da un tavolo lasciando i piatti praticamente pieni. Noi seduti  al tavolo accanto abbiamo captato la lamentela  sul fatto che i malloreddus erano immangiabili , forse per la cottura, e per il prezzo altissimo. In compenso anche noi avevamo lasciato un piatto di pesce che puzzava a distanza e davanti alla richiesta di una spiegazione la risposta è stata che c’era troppa gente. Non credo che la puzza del pesce dipendesse dal flusso dei turisti, bensì dalla voglia di far passare per buono anche gli avanzi o il cibo congelato da troppo tempo, “tanto  quella clientela non ritorna“.

Comunque , a parte i ricordi abbiamo proseguito il giro recandoci verso i mercatini situati all’interno dell’ex Liceo artistico.  Anche qui c’erano tantissime cose realizzate con fantasia. Primo e secondo piano. In quest’area ho potuto finalmente acquistare i pensierini Natalizi: piccole cose raffinate e  originali. Ho trovato anche lo stand della mio marchio preferito Anomalye  della designer cagliaritana Giorgia Luppi , dove ho completato i miei acquisti.

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La Piazza Repubblica in una foto degli anni 60 e in una di oggi

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La Via Sant’Eusebio e una delle prime auto in circolazione a Cagliari

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All’8° piano di un palazzo sito a un passo dal Teatro Lirico e davanti al bellissimo Parco della Musica, è sorto un BeB stupendo a 5 stelle. Si chiama Attico Bianco e lo consiglio vivamente a tutti quei turisti che decidono di venire a visitare la nostra meravigliosa città o a coloro che vengono per motivi di lavoro.

Non è un BeB qualunque. Nell’Attico Bianco si respira la città. Ogni angolo, ogni dettaglio, è realizzato in modo che il turista possa desiderare di visitare Cagliari e le sue bellezze in tutte le sue sfumature. Ogni stanza ha come cornice una gigantografia con uno scorcio della città mentre uno schermo TV diffonde la “voce” del mare del Poetto, la bellissima spiaggia dei cagliaritani.  Le stanze sono tre, con  letti matrimoniali;  le finestre sono panoramiche si affacciano sulla città.

Ogni camera ha il suo bagno studiato affinchè vi sia il massimo confort, così pure i climatizzatori e le luci. Nulla è lasciato al caso.Le stanze sono accomunate da una sala cui è possibile gustare una raffinata colazione,  usufruendo di accessori quali macchinetta per il caffè, tostapane, scalda acqua ecc.

“Ho cercato di rispettare tutti i criteri del vero BeB” – riferisce la padrona di casa Ada Anchisi.

Che dire… anche se siete di Cagliari andatelo a visitare , la padrona di casa vi offrirà un caffè e vi mostrerà il BeB nei dettagli, per poterlo così consigliare in prima persona ai vostri amici trasfertisti.

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Di seguito alcune foto realizzate ieri in occasione dell’inaugurazione

BeB  ATTICO BIANCO

 

 

 

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A CACCIA DI DIVERTIMENTO, DI MUSICA E …. DI PREMI!

Un pomeriggio alternativo in giro per la nostra bella città, a …. suon di musica?
Una passione per i quiz, i rompicapo e gli enigmi, … da affrontare con spirito di squadra?
Ecco una occasione per tutti: per famiglie, per ragazzi, per non più ragazzi, per gruppi di amici, per appassionati di cacce al tesoro, per appassionati di musica, per curiosi….
Vi potrete cimentare in un percorso a tappe con prove di abilità e ingegno in cui il tema conduttore sarà la musica.

Sostieni Studium Canticum ed i suoi festival musicali partecipando alla Caccia al tesoro musicale.
Potrai volare dove più ti piace, andare a teatro, in libreria, all’opera, gustare il mitico panino Studium Canticum!

PREMI IN PALIO

Primo premio del valore complessivo di € 1000.00 (voucher agenzia di viaggi)

Secondo premio del valore complessivo di € 500.00 (voucher Teatro lirico)

Terzo premio del valore complessivo di € 250.00 (voucher libreria)

Quarto premio del valore complessivo di € 50.00 (voucher visite guidate)

Premi di consolazione dalla quinta alla decima squadra classificata

Contributo di partecipazione
€ 40 a squadra (le squadre devono essere di quattro componenti, se non hai una squadra completa guarda nel Regolamento come partecipare)

I contributi della Caccia al tesoro musicale confluiscono nella raccolta fondi per la realizzazione delle attività istituzionali nell’anno 2016, con particolare riferimento all’evento Spettacolo Aperto.

Come partecipare

  1. Leggi il Regolamento
  2. Compila la Scheda di iscrizione e, se necessario, la Liberatoria per i minorenni.Nota: se scegli di pagare in persona puoi compilarli contestualmente.
  3. Paga qui con la carta

    oppure di persona

    • nella chiesa di S. Maria del Monte in via S. Croce (snc), il lunedì ed il venerdì con orario 19.00-21.00 a partire dal 03/10/2016
    • presso il negozio Cornershop in Via Alghero 33, il giovedì, il venerdì ed il sabato con orario 10.00-13.00; 17.00-20.00 a partire dal 06/10/2016
  4. Ritira il kit della squadra sabato 22 ottobre, tra le 10.00 e le 14.00, presso il gazebo Studium Canticum ai Giardini Pubblici
  5. Raduna tutta la squadra sabato 22 ottobre tassativamente entro le 14.30, presso il gazebo Studium Canticum ai Giardini Pubblici
  6. Trova il tesoro! :-)

Termine ultimo di iscrizioneOre 12.00 del 22 ottobre

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La ZEDDA PIRAS nasce nel 1854 ad opera di Francesco Zedda, che associa
al cognome paterno
(Zedda) quello materno (Piras) per distinguere la propria attività da quella di alcuni altri operatori del medesimo settore con lo stesso cognome.

II primo stabilimento vinicolo nasce dunque nelle vicinanze di Cagliari e si dota subito di una organizzazione commerciale in Sardegna, in Italia e all’Estero.

La vecchia sede , che si trovava nell’attuale  viale Ciusa all’incrocio con Via Biasi, è in completa trasformazione. Sorgeranno infatti nuove abitazioni, negozi e uffici.

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Liricittà è il titolo di una rassegna che intende riportare la lirica e il belcanto alle sue origini cioè alla sua natura popolare, proponendola in contesti quali spazi architettonici, piazze, scalinate, vie, borghi.

Angoli della città che diventano palcoscenici sotto il cielo per far conoscere a tutti, cittadini e turisti il potere comunicativo della musica e del belcanto.

Non perdete quindi questo appuntamento fisso, tutti i martedì di agosto alle ore 22 nella suggestiva cornice della Salita Santa Chiara (PIAZZA YENNE) nel cuore della città di Cagliari.

Domani MARTEDI’ 22 agosto ore 22

soprano VIOLA PISANO

mezzosoprano MARTINA SERRA

al pianoforte il m° ANDREA COSSU

I concerti sono organizzati con la collaborazione delle attività commerciali

 

FONTE: Musicamore blog

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